efialte.wordpress.com raccoglie gli elaborati presenti nella mostra EFIALTE tra-dire il mito.

Un buon modo per capire la mostra è leggere i post che compaiono sotto la categoria prodotto originale.

Per vedere una ordinata guida online agli elaborati di EFIALTE tra-dire il mito è sufficiente fare clic qui, sul tag visita online. La mostra online è in allestimento, nuove schede verranno aggiunte settimanalmente.

Orgoglio senza pregiudizio induce a segnalare che l’efialtica edizione critica della traduzione del Prometeo di Eschilo fatta dal cinquecentesco senese Marcantonio Cinuzzi, edizione curata da Andrea Blasina, è stata recensita su un prestigioso periodico, ed è consultabile facendo clic su questo link al Bryn Mawr Class. Review.

Agli interessati e affezionati visitatori del sito di Efialte è dedicata la lettera dedicatoria con cui Cinuzzi licenziò la sua traduzione qui sotto riprodotta.

A l’Illmo et Eccmo sigre il Duca
d’ Vrbino.

Ne gli anni de la mia gioventù et ne tempi che fioriva la virtuosa accademia degli intronati ne la mia città, tradussi il presente poema, il quale fin hoggi è stato, come dir, sepolto appresso di me, et lo tradussi in verso sciolto da rima per non havere i Toscani verso più comodo et atto a rappresentare il verso giambo che i Latini et i greci sono usati di fare in simili poemi. Dove due cose si ha da considerare. L’una che se per aventura venisse alle mani di vEr alcun testo greco o latino nel qual fussino altri interlocutori di quelli che son qui posti non si maravigli perciò che sono errori manifesti atteso che dentro nel fonte de la tragedia non si trova che parlino altri che i preposti qui. L’altra è che io n’ho aggiunti alcuni chori per ornamento et conferenti a la materia de la favola, i quali quando pure altrui non dilettassino per non essere inventione di Eschilo si possono senza fastidio trapassare essendo notati in margine. Dico pertanto che essendo io risoluto che non stia più celata ho pensato che qual ella fu già tradotta da me, tale si scopra et si manifesti a vEr, a la quale con quell’affetto amorevole di sincera servitù che io tengo a le singulari virtù sue la mando con pensiero habbia ad essere alquanto di suarco tal 2r volta a suoi nobilissimi et alti negotii, et con speranza anchor che non essendo questa Tragedia horribile et spaventosa per ispargimenti di sangue né di crudeltà, di che son pieni i poemi tragici potrebbe vEr forse un dì con qualche bella occasione negli ardenti caldi de la state farla felicemente rapresentare su ne freschi monti apennini del suo felicissimo Urbino perciò che vi si considera dilettevoli spettacoli et intertenimenti per diverse maniere, sì come col suo pellegrino ingegno meglio potrà speculare. Et io fra tanto mi riposarò di buon’animo persuadendomi haver fatto cosa grata a vEr a la quale con ogni debita reverenza baciando le gloriose mani prego da dio perpetua felicità.
Di Siena al di IIII di Feb. MDLXXVIII
Di v E r

buon Servitore
Marcanto Cinuzzi

Il dato è l’immagine che trovo sulla mia schermata di hotmail, qui sotto.

Come utente la trovo agghiacciante nel suo stare a metà fra il messaggio subliminale e la boutade goliardica. Mi chiedo davvero se i committenti del claim siano consapevoli di questo.

A Pisa ho trovato uno che ragiona sull’amore, e su questi fenomeni. è Tommaso Santucci (tommaso.santucci@gmail.com, www.myspace.com/tommasosantucci) che in una collettiva (un’installazione più che una mostra) ha scritto un cosa innamorabile ed efialtea che condivido con voi, nell’immagine qui sotto. Prossimamente – e dopo autorizzazione – altri santucci-scatti:

Iniziativa del collettivo EFIALTE allo scopo di agevolare le operazioni di schedatura degli zingari promosse dal Democratico Governo Italiano.

e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
(la kampina è una tenda mobile)
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio.

Gli occhi limpidi come un addio dei protagonisti di Khorakhané di Fabrizio de André aprono questa rassegna di Zingari nella musica italiana del Novecento.

Più zingari felici del previsto

Colpirà gli analisti marchiatori che gli zingari possano essere felici. Non ci limitiamo a citare il celebre titolo della canzone di Claudio Lolli Ho visto anche degli zingari felici, anche perché i suddetti zingari lolliani sono felici in grazia di comportamenti profondamente antisociali:

Ma ho visto anche degli zingari felici corrersi dietro, far l’amore e rotolarsi per terra.

Ho visto anche degli zingari felici in piazza Maggiore a ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

La piccola novità di questa sezione è avere scoperto zingari felici (ancorché illegali e potenzialmente pericolosi) in un testo di Sergio Endrigo degli anni Novanta, Altre emozioni. Qui lo zingaro parla in prima persona (si tratta forse di un interrogatorio in questura

E sono arrivato fin qui,
con questa faccia da naufrago salvato
e questo pigro andare da zingaro felice;
valigie piene di ricordi,
amici persi e ritrovati,
qualche rimorso e pentimento,
senza rimpianti e nostalgie.

La mano della zingara

Francesco de Gregori già nel 1978, con la meravigliosa Due zingari, dettò la grammatica rom dell’amebeo (che avrebbe poi ispirato Anna e Marco di Lucio Dalla):

così disse il ragazzo nella mia vita non ho mai avuto fame
e non ricordo sete di acqua o di vino
ho sempre corso libero, felice come un cane.
Tra la campagna e la periferia e chissà da dove venivano i miei
dalla Sicilia o dall’Ungheria
avevano occhi veloci come il vento leggevano la musica
leggevano la musica nel firmamento

Rispose la ragazza ho tredici anni
trentadue perle nella notte
e se potessi ti sposerei per avere dei figli
con le scarpe rotte
girerebbero questa ed altre città
questa ed altre città a costruire giostre e a vagabondare
ma adesso è tardi anche per chiaccherare.

Ma la vicenda che unisce De Gregori e gli zingari è unita al contrasto per la canzone Prendi questa mano, zingara. Da Zingara di Iva Zanicchi-Bobby Solo (1969) il Professore ha tratto un verso, e ne ha fatto il titolo, ladro e zingaro pur lui, appunto. Per questo la canzone, esclusa dalle ristampe del cd, diventò oggetto di un’appassionata battaglia legale (che evidentemente preludeva all’appassionato dibattito odierno sulla rom-schedatura):

28/07/2007 – – Non fu plagio, solamente semplice citazione. A distanza di ben undici anni dall’inizio della battaglia legale, Francesco De Gregori ha avuto ragione degli autori di “Zingara”, brano presentato al festival di Sanremo del 1969. Gli autori sostenevano che De Gregori avesse copiato dalla loro composizione per la sua “Prendi questa mano zingara” del ྜ i giudici sono stati d’avviso contrario ed hanno stabilito che, visto che l’identità tra i due brani si limita a due righe del solo testo, in sostanza si tratta di citazione e basta.
(Fonte: “QN/Il Giorno”, “Il Messaggero”, “la Repubblica”)

Pericolose contaminazioni

Termina, la rassegna, con un preoccupante segnale di rom-izzazione della canzone italiana. Umberto Tozzi, famigerato cantante di Rodi Garganico, ha pubblicamente espresso il proprio desiderio di diventare uno zingaro. Con le sue parole si chiude momentaneamente questa rassegna – in effetti chi può dire serenamente che uno nato a Rodi Garganico sia privo di ascendenze rom?

in spirito di fedeltà ai

lodevoli intenti schedatori

del Democratico Governo Italiano

Efialte scripsit

Zingaro voglio vivere come te
andare dove mi pare non come me
e quando trovi uno spiazzo nella città
montare la giostra e il disco di un anno fa.

Zingaro senti l’ossido di che sa
attento a non ammalarti di civiltà
tua moglie col parrucchiere è quel che vuoi
la scuola ti prende i figli e non son più tuoi.

Zingaro dente d’oro dell’Ungheria
un piatto dei tuoi fagioli che vuoi che sia
la notte io dormo al fuoco se tocca a me
ma zingaro voglio vivere come te.

Addendum: zingari di Alessan dra

il 30 Luglio in un commento Alessan dra, contributrice efialtica volontaria, segnala la canzone di Dalla che si chiama Il parco della luna e recita:

sono più di trent’anni che al parco delle luna
arriva sonnyboy con il cavallo di legno e la sua donna fortuna,
lo sguardo di ferro e gli occhi neri
puntati nel cielo per capirne i misteri
è nato a Ferrara, anzi lo hanno trovato su un muro
è pieno di segni e i muscoli corrono sulla sua pelle
sonnyboy ha disegnato sulle braccia la mappa delle stelle e di notte va a caccia
con il cavallo , raccoglie chi si è perduto
anch’io da bambino quante volte mi sono perduto
quante volte ho pianto e sono caduto
guardando le stelle ho chiesto di capire, come entrare nel mondo dei grandi senza paura
paura di morire, come uno zingaro buttato sul muro lo sguardo nel cielo, puntato sul futuro.

I riferimenti dall’opera forniti dalla commentatrice Alessan dra permetteranno di scoprire numerosi zingari morti, e di estirparne i sepolcri dalle terre d’Europa (svolgonsi entrambi i drammi in Ispagna).

Che le forze dell’ordine si precipitino sulle tracce di Carmen (qui la trama) e su quelle di Manrico il Trovatore (qui la trama).

Grazie Ale!

Certi magistrati sono una metastasi della democrazia (S. Berlusconi)

Il Presidente del Consiglio italiano ritiene che la democrazia sia un cancro.

Gli aerei stanno al cielo come le navi al mare…

Eredito un dibattito dal thread di un post su forzaelettromotrice.
Se ancora non si capisce cosa sto scrivendo, siete persone normali e simpatiche.

In quel dibattito si discute, fra le altre cose, sul ruolo dei testi nelle canzoni. Le posizioni sono diverse.

Premetto: A me il dibattito sulla canzone interessa molto.

  • Mi interessa perché una meravigliosa forma poetica si chiama canzone, e perché molte forme di poesia antica che leggo erano anticamente cantate, o quasi* (asterisco).
  • Mi interessa poi perché mi trovo a condividere sia la posizione del Sergente che quella di Teste Pensanti, a volte perfino contemporaneamente.
  • Parte dell’interesse mi viene perché penso al teatro. Da Platone in poi il teatro è il luogo delle rappresentazioni impure, riflesse: nel teatro uno che canta non è una canzone, è uno con una propria storia e propri motivi che canta una canzone. Il teatro è l’unico posto in cui «una rosa è una rosa è una rosa» non è vero. Nemmeno la poesia è poesia, a teatro. Figurarsi se la poesia può rimanere poesia riflessa, ripresa, diciamo usata, in una canzone. Ecco, il teatro e la canzone (dove con canzone intendo la musica con parole messa nei dischi, in italiano e no) sono media usativi.

Non so se io abbia una comprensione media, adatta, completa di una canzone di Simon & Garfunkel che si chiama Scarborough Fair; la mia comprensione di quella canzone (di quell’evento, perché la canzone è un evento artistico, non resta nella pagina) è aumentata di molto quando un bel manuale di chitarra folk mi ha spiegato che quella canzone è l’unione di due melodie separate (la seconda si chiama Canticle, se non sbaglio); è poi aumentata in misura e direzione diversa quando ho capito cos’è un cambric shirt e quale risultato importante aveva sortito l’unione di scarborough fair con canticle dal punto di vista del contenuto.

So anche che in realtà i testi sono visti da chi fa musica come un attachment, un’esperienza accessoria rispetto all’avere il motivo, la traccia o idea musicale, o il Quogs (quasi nessuno lo sa, ma quando Beethoven trovava l’idea per una sinfonia girellava smemorato dicendo «Ho il quogs, ho il quogs»).

Il testo della canzone è dunque parte di un’esperienza complessa, per cui il testo di Mellow Yellow con la banana elettrica sta molto bene dov’è, indipendentemente dal fatto che mi chieda se è infantile, allusivo, dadaista o che.

Io, questo volevo dire: che a me piacciono moltissime canzoni italiane, e mi piacciono per i loro testi. Non mi capiterà di dire che «sono poesia», e non perché farei torto alla poesia (chi sia poi la poesia, se Petrarca o Hölderlin o Valduga, … una no win situation, direbbe pulsatilla), ma proprio perché farei torto alla canzone.

* (asterisco) L’epica esametrica attribuita a Omero veniva eseguita in recitativo (una sorta di cantilena accompagnata dal suono di strumenti a corda come ad es. la cetra); la lirica si affidava analogamente a strumenti a corda su cui le poesie erano cantate – la parte della lirica chiamata elegia era invece cantata all’unisono col suono del flauto (un nome del flauto era élegos). La tragedia veniva eseguita con l’ausilio dell’aulo (aulòs), strumento ad ancia, e nel corso della tragedia il pubblico assisteva a canti all’unisono (stasimi) e a momenti in recitativo. Mi pare che la problematica della poesia antica giunta a noi senza la musica che la accompagnava sia strettamente analogo a quello della statuaria antica giunta a noi pressoché priva di colori.

Nel suo racconto Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, che apre la raccolta Finzioni e fu scelto per rappresentare lo stesso Borges nell’Antologia della letteratura fantastica da lui curata con Bioy Casares e Silvina Ocampo, Jorge Luis Borges racconta di un progetto enciclopedico laterale e segreto, la paraenciclopedia di un mondo diverso dal nostro. Il Tlön di Borges è a mio avviso il più importante ipotesto de Il pendolo di Foucault di Eco, e come ogni ipotesto è più ampio, potenzialmente più ricco del suo libresco avatar.
La notizia che segue a questa laboriosa premessa è recente e ghiotta: giovani sassaresi e potenziali efaltei hanno iniziato a produrre una para-prosopografia azteca, creando personaggi e circostanze altrettanto dettagliati quanto inesistenti, da Enucatl, al Tiranno Mauro, a Satrapàme. Quello che potrete leggere dopo il salto sono le voci wiki da loro create, e le reazioni della comunità wiki.
È sbrigativo, di fronte a esperimenti di questo tipo, parlare di “bufale”. Si vorrebbe far accettare il fatto che all’interno della descrizione del reale debbano prendere il posto gli atti di pensiero, cioè gli esiti dell’immaginazione. Il signor Paoli, che abita al di là del nostro pianerottolo, è davvero in quanto esistente molto più reale di Huck Finn? A molti adolescenti esistenti i genitori dedicarono, dedicano, cure infinitamente più distratte di quelle che Golding dedicò al Piggy del Signore delle mosche. Antonio Tabucchi, che desiderò essere la quinta identità di Pessoa, scrive «Per noi che scriviamo, o viviamo, il che è lo stesso in questa corrente che ci conduce» (citazione non affidabile).
Enucatl vive? Forse no, però è reale. Piuttosto che essere mal esistenti, essere ben scritti è l’opzione. Posizione, questa, che mi pare risolva anche il problema del Cristo evangelico (e di altri supereroi): la loro realtà letteraria rende non del tutto utile il dibattito sull’effettiva esistenza – alla fin fine, trentatré anni di tournée in Galilea sono ben poco di fronte all’essere protagonista di quattro long-sellers e di diversi apocrifi.
Il bellissimo materiale prodotto si trova su questa pagina del nostro paras-sito Jag0. È stato necessario spostarlo perché i formati usati insieme all’indicazione “more” levavano la barra laterale. Fiuuuu…

Da Gavino Ciarula, falegname, intarsiatore e maestro del legno in Sassari, riceviamo la fotografia di «Sete», opera di intaglio su massello di castagno che il maestro Ciarula dice ispirata all’opera del laboratorio di tecniche del dramma antico.

Opere di Gavino Ciarula sono visibili presso il laboratorio di via Casalabria o nel sito web dell’artista.
fai clic e vedi il quadro

50 anni di attività della Lego.

a) Teseo, b) Orfeo ed Euridice, c) Cerbero, d) Eco e Narciso, e) Fetonte, f) Dedalo, g) Perseo, h) Ade.
Guarda tutti i video nel seguito del post

Articolo “Il mito in mostra” sulla mostra EFIALTE tra-dire il mito

Estratto da “Il Sassarese” – n° 527 – 30 Gennaio 2008

pagina 16

Articolo «Il mito in mostra» formato .pdf
oppure leggilo facendo clic qui

L’esperienza di Efialte tra-dire il mito, la ricerca-mostra descritta in questo blog, sarà oggetto di una presentazione e workshop al convegno “Meeting the challenge: Bringing classical texts to life in the classroom” preso la Venice International University, Isola di San Servolo, Venezia, 26-28 Luglio 2008.

Notizie sul convegno possono essere trovate qui.

Notte di Natale, l’albero è sfavillante di luci in attesa dei regali. il camino e spento. si sente un rumore: è Babbo Natale. Arrivato nel salone si ripulisce la veste rossa e apre il suo sacco. Toglie un’ accetta, un pentolone e un vassoio…il resto è mito!!

Ormai è mania…

P.S. Inizia a pungermi un pò di nostalgia…non vedo l’ora di riniziare!

a uso degli efialtei che vorranno prenderle, riprodurle e pubblicarle altrove, le due locandine della manifestazione con la notizia della proroga fino al venti dicembre, da lunedì a giovedì dunque.

loca-efialte-proroga.jpg

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ANTIGONE

o il buio della violenza

Voci da Sofocle a Rolf Hochhuth

Adattamenti e traduzioni di Sotera Fornaro

antigone.jpg

fai clic per leggere il post

Soddisfazione esibita per il nuovo picco di contatti giornalieri. Mentre arriva la notizia che efialte resta in mostra fino al 20 dicembre, i contatti del sito viaggiano rapidamente verso quota quindicimila.

Non si sa come dirlo, a pensarci. Bisogna dire che la mostra è prorogata, che la sua chiusura è stata procrastinata, che c’è una dilazione della conclusione, non so. Insomma: EFIALTE RESTA APERTO FINO A GIOVEDÌ 20 DICEMBRE. Grazie a chi fra i lettori capirà l’impegno che questa apertura supplementare comporta, e grazie a chi ha visto la mostra e ha deciso che più resta fruibile, meglio è.

Antonangelo Coradduzza, psichiatra e consulente della qualità dei prodotti del laboratorio di Tecniche del Dramma Antico, terrà alle diciassette, domani, la conferenza dal titolo «MITO e PSICHE». La sede è il Palazzo D’Usini di Sassari.

La mostra rimarrà aperta dunque nelle ulteriori giornate di venerdì 14 (mattina) – lunedì 17, martedì 18, mercoledì 19, giovedì 20 (mattina e pomeriggio). Orari: dalle nove alle tredici e trenta, dalle sedici alle diciotto e trenta.

Abbiamo davvero pensato di inserirla, Pezzi, come suono base della mostra.

E De Gregori è citato, in un commento di “altri approdi”:

da «L’aggettivo “mitico”» di Francesco De Gregori
Batte sotto le stelle un nero biondo con le labbra d’acciaio, il suo nome è Cassandra.

Ed è partito da De Gregori un sentiero di ricerca (sempre un commento a Altri Approdi): «dunque, il segno, il senso, la logica innecessaria del senso e la necessità delle parole. Francesco De Gregori lo fa due volte, sullo stesso tema. Nella vecchia Atlantide scrive ditele che la perdono per averla tradita, parole contraddittorie nel senso usuale e reali nel senso psichico. Nella più recente Ti leggo nel pensiero si torna sulle medesime corde (il come si è, il come si vorrebbe essere) e il giro di vento recita: e chiedimi perdono per come sono. Un piccolo nocciolo di surrealismo, la presenza incongrua percepita con la coda dell’occhio. Le cose più vere, come la frase: “Offrire amore è l’unico modo che c’è per non rimanerne privi”. E, ancora, l’idea che nessun contenuto profondo può giungere privo di una forma adeguata».

Che altro? L’articolo della straordinaria giornalista Roberta Pietrasanta si legge QUI in formato .pdf, p. 32.

edit di efialte: Si riporta qui sotto la versione.jpg dell’articolo, che viene rettificato di necessità dall’efialteo corrector: il Laboratorio di Tecniche del Dramma Antico è un laboratorio del Corso di Laurea in Lettere (facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Sassari), Andrea Blasina è assegnista di ricerca, la direttrice della biblioteca si chiama Cristina Cugia con una “g”, Jung si chiama Karl Gustav (e non Gustave). I refusi sono in agguato: l’acrimonica acribìa efialtese non vuole mettere in ombra i meriti di Roberta Pietrasanta che ha fatto uno splendido articolo.

efialte.jpg

Grazie alla grande affluenza di addetti stampa all’inaugurazione di ieri oggi un servizio di vari minuti sull’evento è andato in onda su Antenna1.
Un ringraziamento a tutti coloro che erano presenti.

Questo post ha un sacco di foto e pure un video per festeggiare i 14.000 contatti e il successo dell’inaugurazione della mostra EFIALTE alla Biblioteca Comunale (avete notato il cambio ti template? Ora si vede, l’autore). Cos’è successo, in breve: le lettere le abbiamo rimesse, e sghembro ha documentato lo sfacelo del vento di sabato mattina, la iperpigotta (forse qualcuno sa una canzone di Francesco De Gregori intitolata Ipercarmela?) ha debuttato sul suo filo di nylon e allegro: con borsine, cubetti, luci. La vera notizia è la Clitennestra di Rita Bonomo e Giusy Calia nella nuova versione: strepitosa, con ritmi, moti e personaggi diversi. Purtroppo non esiste ancora in formato utubabile, ma tutto il resto lo potete vedere semplicemente facendo clic qui.

edit: Moreno Solinas e Igor Urzelai, danzatori e coreografi, hanno collaboratodsc01338.jpg con EFIALTE realizzando l’installazione di danza Dioscuri, e contribuendo con potenza e generosità allo sviluppo del progetto: la mostra del 10-13 Dicembre proporrà un video della performance realizzato dagli efialtei Castalia e Gabriele. Con questo post diventano anche autori di efialte.wordpress.com: con affetto sono salutati e gratulati per la notizia esclusiva che comunicano alla fine del post.

Performance del 1 Dicembre 2007 a Ramnicu Valcea
Arriviamo nel Teatro solo tre ore prima della performance. Tutti sono indaffarati con i preparativi per l’inaugurazione: il Teatrul Municipal Ariel riapre dopo la ristrutturazione, con una struttura moderna, confortevole e completamente attrezzata! leggi il post di Moreno Solinas & Igor Urzelai

Le meravigliose lettere pendenti e volatili che EFIALTE ha documentato nella loro nascita algherese in questo post con fotografie si sono appollaiate ieri sui cinquecenteschi muri del Palazzo d’Usini, e ci stavano benissimo: le foto documentano il loro benessere e la loro indisciplina.

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Gli efialtidi sono riusciti a installare l’espressione “Molte cose nel mondo sgo”.

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Nella notte di oggi, la più furibonda notte di vento su Sassari, le lettere sono state rivoltate violate incrociate e strappate da forze opposte e danzanti. Sono state rimosse, e custodite pietosamente. Chi oserà dire ancora che è aprile il più crudele dei mesi?

efialte_web.jpg Si scriveva qualche giorno fa: Notizia eccellente ed esclusiva – EFIALTE tra-dire il mito, la mostra sul mito nella tragedia antica che indaga le storie di Tantalo, Pelope, etc., verrà riproposta in una nuova versione nei meravigliosi spazi della Biblioteca Comunale di Sassari, nel cinquecentesco Palazzo d’Usini di Piazza Tola, dal 10 al 13 dicembre.

Il gruppo dei partner di Efialte si amplia comprendendo adesso il Comune di Sassari – Assessorato alle politiche culturali e la Biblioteca Comunale di Sassari.

Aggiornamenti sulla mostra e le attività collaterali nei prossimi giorni. Gratulamenti e suggerimenti in forma di commento al presente post sono graditi.

I biscotti-bambini animati qui sotto

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sono un dono dell’Associazione studentesca «Maidirelettere» di Sassari. Grazie!

Fin dal primo contatto con la Direttrice della Biblioteca Comunale di Sassari Cristina Cugia (qui salutata con simpatia) gli efialtidi hanno avuto voglia di interagire con lo spazio del bellissimo Palazzo d’Usini. L’edificio, si sa, è un a) corpo costruttivo; e come insegnan molti fra cui Greenaway, b) il corpo è un libro – aggiungo che c) i caratteri hanno un corpo, ad esempio il corpo 12.

EFIALTE tra-dire il mito, la mostra, si occupa di corpi tipografici. Eccoli dunque pronti a prendere il volo dalla pagina bianca della facciata di palazzo d’Usini, ancora appesi alla parete della loro culla algherese.

La frase che essi detteranno sia di Sofocle, e motivi all’entrata. Dica, la frase «Molte cose nel mondo sgomentano, nessuna più dell’uomo». I versi 332-333 dell’Antigone introducono a un terribile stasimo, e a una mostra sulle possibilità creative del mito, la cosa nel mondo che più di tutte somiglia all’uomo.
guarda le foto algheresi delle grandi lettere nere

Le frasi migliori -a mio avviso-, che riassumono genealogicamente e in chiave morale i delitti degli Atridi sono quelle dell’Agamennone, vv. 1560-1566. Vedere allegato: (per visualizzare il testo greco occorre sempre il font Palatino Lintoype) Le migliori frasi dell’Agamennone

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Pubblichiamo la locandina della esposizione alla Biblioteca Comunale di Sassari, 10-13 Dicembre 2007. Si ricorda qui che la manifestazione ha il patrocinio del Comune di Sassari, Assessorato alle Politiche Culturali, dell’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario, della Delegazione di Sassari dell’Associazione Italiana Cultura Classica. EFIALTE tra-dire il mito presenta Clitennestra, di Rita Bonomo e Giusy Calia.

La mostra nasce dal Laboratorio di Tecniche del Dramma Antico, iniziativa didattica del Corso di Laurea in Lettere della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Sassari: fra i partner di progetto l’Associazione Culturale Maidirelettere, il Dipartimento di Scienze Umanistiche e dell’Antichità, la CONFINDUSTRIA-Nord Sardegna.

Vedere allegato. Per visualizzare il testo greco è necessario il font Palatino Linotype. (Credo che questo font sia presente ormai in tutte le moderne versioni di Windows, ma se non lo avete, ditemelo: lo allegherò o scriverò il link da cui scaricarlo..) ecco-le-frasi-che-ad-una-prima-lettura.doc

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Quasi esclusivamente fotografie in un post che mostra l’installazione Clitennestra di Rita Bonomo e Giusy Calia in fase di proiezione. Ahoy Matey.

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ringraziando fem per avere ospitato in prima assoluta il contributo sull’orestizzatore di Sghembro, riproponiamo qui la recensione della tragica macchina che verrà presentata al pubblico di dicembre nella mostra della Biblioteca Comunale di Sassari, 10-13 Dicembre 2007.

In una mostra sul mito in tragedia intitolata… CONTINUA A LEGGERE

la traccia audio e le foto di Gianluigi Anedda festeggiano i tredicimila contatti.
post riassuntivo, progettato in vista della mostra EFIALTE tra-dire il mito alla Biblioteca comunale di Sassari 10-13 Dicembre.

continua a leggere e a guardare

ahar2.jpgLa blogger Eloisa ha incontrato Efialte-il blog: oltre a lasciare commenti elogiativi indicanti che progetto e modo le piacevano, ha prodotto la prima recensione di efialte.wordpress.com sul suo blog Cassandra. Facendo clic su recensione, si legge la recensione.

Efialte, reduce da una collaborazione con fem, si appresta a un’incursione di ringraziamento su Cassandra, il blog di Eloisa.

Intanto oggi 27 Novembre efialte è n. 22 dei ‘growing blogs’ di wordpress in lingua italiana.  L’efialtea Castalia si appresta a celebrare i tredicimila contatti con il bozzetto per borsa da mostra in biblioteca che trovate all’inizio.

mentre il meraviglioso blog forzaelettromotrice pubblica una recensione dell’efialteo orestizzatore, efialte pubblica la traccia audio originale, e ne fa dono continua

cronaca: la mostra del 16 Novembre a Villa Mimosa, Sassari. aggiornata con video il 19.11 alle 16,40. aggiornata il 21.11 alle 00,56.

vasca

ceci n’est pas une baignoire: la grande vasca piena di sangue campeggia nella sala della villa e costituisce una forma di icona dell’allestimento di Novembre. La vasca della morte di Agamennone, …LEGGI ANCORA

La fotografa e videoartist Giusy Calia, amica di efialte e autrice con Rita Bonomo di Clitennestra, è stata oggi 21/11 il post n. 1 su it.wordpress.com (da viadellebelledonne)
guarda la foto

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Efialte ha raggiunto dodicimila visitatori, e alcune nuove foto della mostra festeggiano l’evento, insieme a un frammento di Clitennestra di Rita Bonomo e Giusy Calia. guarda qui

dsc01345.jpgLa mostra del sedici novembre è stata accompagnata da due manifestazioni …CONTINUA

A Sassari, oggi venerdì 16 Novembre 2007, a Villa Mimosa, gli elaborati di Efialte vengono messi in mostra con il titolo “EFIALTE dire e ri-dire il mito”. La mostra è resa possibile dal contributo ERSU e dalla generosa disponibilità dell’AICC Sassari e della Confindustria Nord Sardegna che hanno messo a disposizione degli efialtei deliri la meravigliosa sede di Villa Mimosa, in via 4 novembre 1/d. La mostra sarà aperta dalle diciassette alle venti.

Nel corso della mostra verranno presentati alcuni dei lavori descritti in questo sito. Insieme agli efialtei agiranno Rita Bonomo (performer e autrice) e Giusy Calia (fotografa e videoartist) con l’installazione video CLITENNESTRA, e Moreno Solinas e Igor Urzelai (danzatori) con l’installazione danza DIOSCURI.

Ecco l’ultima versione del monologo di Oreste.

caricatela di critiche e di consigli perché domenica vorrei organizzarne la registrazione.

Testo della parte esterna 

Un ragazzo vestito miseramente è in piedi con le braccia aperte, in una tiene una spada, mentre l’altra rimane aperta, rilassata. La lama dal suo peso sembra voler cadere, il braccio che la tiene ha una minima tensione e i muscoli, anche se turgidi di forza, sembrano un leggerissimo filo. Tutto è sangue. Nelle pareti ci sono gocce di sangue raffermo da anni, congelato per mancanza di calore. Nuovo sangue si è aggiunto al vecchio, crimine a crimine, colpa su colpa rendendo le mura della reggia una rete d’odio.

Una spada è sopra una donna. Occhi spalancati, bocca semi aperta e la punta della lingua che sbuca. I suoi rantoli fanno increspare con piccole onde una pozza che si dilata sempre più, fino ad arrivare alle sue dita tremolanti. Dalla spada il suo stesso sangue le bacia la bocca goccia a goccia.

 Monologo registrato

            Sono Oreste, la speranza di questa città, prima principe ora re, non posso piangere! Sono orfano, per opera del destino e di déi severi, e per quegli stessi déi mi sono fatto orfano una seconda volta. Tutto era già scritto, gli indovini e i profeti me l’avevano detto, io ho eseguito solo gli ordini degli déi. Apollo e il suo potente oracolo me l’hanno ordinato, mi hanno incitato e minacciato. Non sono colpevole! Gli occhi di questa madre, che mi avevano accarezzato e protetto mentre mi allenavo nel cortile, non mi risveglieranno le lacrime. Loro erano colpevoli! Mia madre era colpevole! Andava fatto ciò che doveva essere fatto, io ho fatto solo giustizia! Lei stessa mi aveva insegnato tutte le leggi quando andavamo nel tempio di Zeus o facevamo i sacrifici. Lei mi ha educato e cresciuto insieme alla balia…forse…mi ha voluto bene. Lei stessa mi aveva insegnato la vendetta. Non avrei mai creduto che l’avrei uccisa, non avrei mai immaginato che dentro di me ci fosse l’assassino di mia madre! Poi…non so cosa è capitato…non lo so, ma io son dovuto partire, lei mi ha fatto partire, ho dovuto lasciare la mia casa, il mio cortile, i miei allenamenti e…i suoi occhi…mi ha abbandonato!

Ma non devo piangere! Non sono colpevole! Tutto mi spingeva alla vendetta: gli ordini del Dio, l’angoscia per la privazione dei miei beni e poi il lutto per mio padre…ucciso da lei, da sua moglie…da mia madre!

Ma poi era così colpevole? Anche lei si era vendicata, mio padre aveva ucciso Ifigenia, mia sorella, quella ragazzina così delicata e piccola che per alcuni momenti aveva fatto compagnia a me e a Elettra. Anche lei si era vendicata e anche lei per alcuni momenti è stata accecata dal potere come mio padre, pronto a tutto per conquistare Troia. Anche il mio sguardo adesso, lo sento, cerca il trono, lo scettro, se ne vuole dissetare, lo tengo a freno difficilmente…ora sono re, orfano, assassino di mia madre ma re! Forse, lo ammetto, è anche questa sete che mi ha fatto aprire la sorgente di tutto questo sangue. Noi, siamo così diversi? sia tu che io abbiamo fatto quello che ci dicevano giusto, abbiamo seguito la nostra sete di potere e ricchezza! Se tu sei colpevole anch’io lo sono! In fin dei conti noi abbiamo eseguito solo degli ordini, i nostri profeti, il popolo che ci circondava, i nostri libri con le nostre leggi ci dicevano di fare tutto questo. Non siamo riusciti, non potevamo disubbidire…forse.

 Eppure non riesco a guardarti, mamma. Ti ho ucciso, ma non riesco a non piangere. Sono andato contro quello che il mio sangue mi urlava, ho seguito la giustizia, gli déi, ma ora sono orfano e la mia voce rimbomba in questa reggia vuota. Mamma, potevamo fare qualcosa per non farci divorare da tutto questo?

 

Qui l’allegato con la presentazione dell’albero. Non fate complimenti, con le critiche!albero.doc

Qui l’allegato con la presentazione della fiaba. Spero di non aver esagerato nell’improvisazione.fiaba.doc

Non succede di rado, che qualcuno venga colpito da un giavellotto durante una competizione (mancano dati per gli allenamenti). l’ultima volta, Golden League, Roma, il 13 luglio 2007 (qui in video).

Ecco, pensavo di scrivere un post sul giavellotto con cui, per errore, in una competizione a Larisa, Perseo uccise Acrisio, il marito di Danae sua madre (non padre di Perseo, perché a generare Perseo era stato Zeus, trasformandosi in pioggia d’oro). Una storia mirica ricca di elementi del folktale.

In realtà, vedo in Apollodoro e Igino il dispositivo assassino è il disco, non il giavellotto. Se dunque il dato è controverso, bisognerà identificare gli altri miti e storie sul giavellotto, che non mancano.

Il dato interessante diventa a questo punto il modo in cui il fatto è riflesso nel web anglofono e italiano (in quella realtà che nei paesi di lingua anglosassone non si chiama “internet”, ma the internet, l’internet): i siti di lingua inglese danno sempre il giavellotto (con al più la possibilità del disco), i siti italiani hanno sempre con pochissime eccezioni il disco come unico dispositivo.

Nel lavoro sui pelopidi, il gruppo di efialte ha toccato con mano più volte che ‘l’internet’ è letterario in quanto non permette di accedere a più che forme saponose e de-composte della verità, e questo è banale e si trova altrove detto meglio: è forse nuovo il fatto che la ricomposizione del reale nel web produca risultati differenti in diversi ambiti linguistici, e che l’esito nella nostra lingua non sembri peggiore (forse grazie alla migliore qualità delle fonti in rete, che sospetto essere pochissime in entrambi i casi).

Mario Matteo Tola e Ilaria Delogu, curatori della mostra di opere del pittore veneziano Gennaro Favai (1879-1958), a Sassari, Palazzo della Frumentaria, da lunedì 16 luglio al 1 settembre 2007, affidano a Efialte l’anteprima video della mostra, che raccoglie 250 dipinti di Gennaro Favai. Intitolata realtà fantasia sogno, la mostra ha il patrocinio del Comune di Sassari e della Provincia di Sassari.

(se preferisci guardalo su youtube)

Ecco qua la presentazione power point dell’albero dei Tantalidi (e parenti) che finalmente son riuscito a caricare sul sito. Mi rimane sempre il dubbio su Urano e Gea ma è un dettaglio.
fai clic qui per scaricare uno STREPITOSO file power point.

Nel primo libro Erodoto ha modo di raccontarci, a proposito dell’infanzia di Ciro una storia appetitosa che qui propongo. Chi vuole arrivare “al sodo” legga direttamente i paragrafi 118-119; chi vuole dilettarsi nella lettura legga dal paragrafo 107…
continua a leggere questo

Ho trovato la poesia di Wislawa Szymborska* … fai clic per leggere il post di Sghembro!

La meravigliosa avventura letteraria dei Dialoghi con Leucò incontra il mito dei Pelopidi nel testo in famiglia, in cui Castore e Polideuce discutono delle loro sorelle Elena e Clitennestra, all’indomani del rapimento di Elena da parte di Paride. continua a leggere

A settembre le cose pensate e realizzate dentro Efialte vengono messe in mostra, come si fa con le immagini radiografiche, con le eccezioni e con il dolore. vedi la mappa del corpo tipografico

Questo è ciò che vorrei dire per parlare dell’installazione tante volte descritta su Efialte: un vassoio di altezza ca. 1,80 in cui dei fori permettono di inserire testa, mani, piedi, che sporgono e risultano adagiati, appunto, su un vassoio.

Nell’animo di un lettore che sia sensibile alle “magnifiche sorti e progressive” del mondo contemporaneo, la storia di Atreo e Tieste e del macello e cottura dei figli di Atreo suscita un’inquietudine, quasi una certezza: davvero simili regolamenti di conti non sono mai del tutto passati di moda? Nell’attuale contesto postmoderno ci è piaciuto tradurre dalla teoria alla pratica questa tragica macelleria rituale: il testo di Seneca, concepito dall’autore come critica per una cultura ormai decaduta, si è rivelato così in tutta la sua drammatica attualità, se è vero che l’orrorifico cliché del corpo fatto a pezzi è ormai da tempo diventato simbolo della parcellizzazione violenta dell’io. leggi ancora facendo clic qui

Un post rapidamente trascritto da una web-fonte, e di molto sbagliato, è ora ripubblicato qui: riguarda i rapporti fra il racconto mitologico del supplizio di Tantalo e la pena per i golosi nel VI girone del Purgatorio dantesco.

vai al post corretto

Intendo dire queste cose per presentare il lavoro sui costumi di scena gia descritto in questo post di inizio aprile e in quest’altro post di fine aprile. I commenti sono, oltre che obbligatori e ingiunti, bene accetti.

È stato produttivo pensare alle due regine dell’Orestea tenendo conto dei “tipi fissi” che esse incarnano, per poi dare a questi stessi “tipi” una veste che non fosse esclusivamente letteraria, ma che anzi avesse tutte le caratteristiche di un abito di scena. Vale subito la pena di notare continua la lettura

Ieri un commento (di sghembro) è ammarato sul blog. Dopo parecchio tempo. Può bastare questo a introdurre il tema della sufficienza della rondine. continua a leggere

Sembra che ci siamo. Mentre il blog vive la sua pausa estiva, gli infaticabili efialtei lavorano e trafficano e hanno prodotto una nuova versione della fiaba sonora!

fso.jpg
per ascoltarla si può andare QUI (fate clic)

oppure usare (se funziona) l’audioplayer qui sotto

CON PREGHIERA DI FEEDBACK DEL TIPO ‘FUNZIONA/NON FUNZIONA’… DITE SE VI PIACE!

(rivisto 6.6.7 ore 17,40).
Ecco il testo, allego una prova immagine. Si tratta di una prova di didascalia al progetto / pigotte di Cecilia.

Il corpo questi personaggi del mito è tipografico, arriva a noi attraverso abiti letterari che nascondono le origini cultuali, simboliche e allegoriche delle efferate azioni raccontate. Pure, è impossibile non soffermarsi, nella lettura e nell’interpretazione, su questi ragazzi mitologici e sulle atrocità compiute, sull’uso strumentale del loro essere e delle loro sofferenze. Pelope, i figli di Tieste, Ifigenia: deliberate violenze per servire obiettivi “adulti”, cioè insensati, malati, perversi.

Perché la parola “adulto” si usa oggi solo nella frase “per adulti”?

exploitation.jpg

Nel sesto girone dell’Inferno del Purgatorio nella Divina Commedia (canti xxiii-xxiv) i golosi sono puniti con la pena di Tantalo: soffrire la fame e la sete, pur avendo a disposizione i pomi di un albero e un ruscello di fresca acqua che scaturisce dalla roccia del monte.

Di bere e di mangiar n’accende cura
l’odor ch’esce del pomo e de lo sprazzo
che si distende su per la verdura.
(xxiii 67-69).

parvermi i rami gravidi e vivaci
per esser pur allora vòlto in laci
.
Vidi gente sott’esso alzar le mani
e gridar non so che verso le fronde,
quasi bramosi fantolini e vani
che pregano, e ‘l pregato non risponde,
ma, per fare esser ben la voglia acuta,
tien alto lor disio e nol nasconde.
Poi si partì sì come ricreduta;
e noi venimmo al grande arbore adesso,
che tanti prieghi e lacrime rifiuta.
(xxxiv 103-114)

locandina.gif
Questa è la bozza di locandina che contiene una VERSIONE MODIFICATA del testo qui sotto.

fai clic o tràcchete su “Prosegui” per leggere la prima versione. PROSEGUI

Un testo dell’efialteo Sghembro, un nuovo prodotto originale di Efialte

Tra i canti di gioia e luce che popolavano le strade la notte regnava nella città dominata dalla reggia degli Atridi.
Un ragazzo vestito miseramente è in piedi con le braccia aperte, in una tiene una spada, mentre l’altra rimane aperta, rilassata. La lama dal suo peso sembra voler cadere, il braccio che la tiene ha una minima tensione e i muscoli, anche se turgidi di forza, sembrano un leggerissimo filo. Tutto è sangue. Nelle pareti ci sono gocce di sangue raffermo da anni, congelato per la mancanza di qualsiasi calore. Nuovo sangue si è aggiunto al vecchio, crimine a crimine, colpa su colpa rendendo le mura della reggia una rete d’odio.
Una spada è sopra una donna. Occhi spalancati, bocca semi aperta e la punta della lingua che sbuca. I suoi rantoli fanno increspare con piccole onde una pozza che si dilata sempre più, fino ad arrivare alle sue dita tremolanti. Dalla spada il suo stesso sangue le bacia la bocca goccia a goccia.

Sono Oreste, la speranza di questa città, non posso piangere! Sono orfano, per opera del destino e di dèi severi, e per quegli stessi dèi mi sono fatto orfano una seconda volta. Tutto era già scritto, gli indovini e i profeti me l’avevano detto, io ho eseguito solo gli ordini degli dèi. Non sono colpevole! Gli occhi di questa madre, che tante volte mi avevano accarezzato e protetto mentre giocavo nel cortile, non mi risveglieranno le lacrime. Loro erano colpevoli! Mia madre era colpevole! Io ho fatto solo giustizia. Lei stessa mi aveva insegnato tutte le leggi quando andavamo nel tempio di Zeus o facevamo i sacrifici. Lei stessa mi aveva insegnato la vendetta. Poi…non so cosa è capitato…forse la troppa vicinanza al trono, allo scettro…o forse la vicinanza d’Egisto…non lo so, ma io son dovuto partire, andarmene dalla mia casa, dal mio cortile dove giocavo e dai suoi…
Ma poi era così colpevole? Anche lei si era vendicata, mio padre aveva ucciso Ifigenia, mia sorellina, la più piccola, che aveva giocato con me e con mia sorella. Anche lei si era vendicata e anche lei per alcuni momenti è stata accecata dal potere come mio padre, pronto a tutto per conquistare Troia. Anche il mio sguardo adesso, lo sento, cerca il trono, lo scettro, se ne vuole dissetare, lo tengo a freno difficilmente. Forse è anche questa sete che mi ha fatto aprire la sorgente di tutto questo sangue. Noi, siamo così diversi? sia tu che io abbiamo fatto quello che ci dicevano giusto, abbiamo seguito la nostra sete di potere! Se tu sei colpevole anch’io lo sono! In fin dei conti noi abbiamo eseguito solo degli ordini, i nostri profeti, il popolo che ci circondava, i nostri libri con le nostre leggi ci dicevano di fare tutto questo. Eppure non riesco a guardarti, mamma. Ti ho ucciso, ma non riesco a non piangere. Sono andato contro quello che il mio sangue mi urlava, ho seguito la giustizia, gli dèi, ma ora sono orfano e la mia voce rimbomba in questa reggia vuota. Potevamo fare qualcosa per non farci divorare da noi stessi?

La figura di Cassandra 

Aggiungo un file, proposta di lavoro sulla figura della profetessa per le scuole superiori, che potrebbe essere utile a chi voglia approfondire certi temi o voglia muoversi su direttrici nuove.

Oggi è una giornata particolarmente prolifica.

Vi segnalo su google video i 3 spezzoni dell’inchiesta giornalistica “Sex crimes and Vatican” come esempio. L’argomento è infatti in tangenza vaga con quello del laboratorio ed offre un buon esempio di trattazione “scientifica” di argomento così scabroso, problematica che il gruppo si pose già in diverse occasioni.

Historia del progetto “Corpo tipografico”

Il continuo dialogo in seno al progetto “Corpo tipografico” ha palesato l’esigenza di estrinsecare in modo chiaro e oggettivamente fruibile anche da coloro che non appartengono al microcosmo “face to face” degli ideatori, quelle motivazioni e temi di fondo che, fino a questo momento, erano rimaste circoscritte all’ambito comunicativo orale e organizzativo.

Sembra doveroso cominciare questa presentazione spendendo due parole sul nome. Sin dall’inizio dei lavori si è manifestata una forte attenzione per la parola e per la sua funzione psicagogica ed evocativa, concretizzatasi in una accorta scelta dei titoli delle installazioni e dei testi originali, all’insegna dell’ormai assodato “Nomina sunt conseguentia rerum”. Il nome “Corpo tipografico” nello specifico nasce da una riflessione ontologica sulle creazioni che gli incontri stavano abbozzando, su quale fosse la loro comune origine, come si collocassero in un disegno organico e su cosa “fossero” al di la della loro forma sensibile. In questo progetto l’ ”Arke Panton” è indubbiamente il testo. Opere come le tragedie della trilogia “Orestea” di Eschilo o il “Tieste” di Seneca, il monologo di Marguerite Yourcenaire “Clitemnestra ” e il lavoro di Crebillon sono per i partecipanti “physis” di tutto , ove questo termine è usato nella sua accezione filosofico-naturalistica di “realtà prima, originaria e fondamentale” (G. Reale). In seguito ad una considerazione del genere era quasi ovvio che le preferenze cadessero su un termine che esprimesse questa fisica “appartenenza famigliare”, questa comune discendenza che solo attingendo al vocabolario scientifico poteva esplicitarsi appieno, raccontarsi compiutamente in un termine come “Corpo”, accostato al più moderno e comune aggettivo “Tipografico”, in un connubio semplicissimo e perciò potentemente immaginifico.Sul testo sono maturate tutte le riflessioni, sul testo sono state compiute le prime investigazioni che hanno consentito di azzardare nessi e collegamenti simbolici e prima ancora che sul testo in se sulla “abitudine al testo” che i componenti del gruppo hanno come studenti di Lettere. E’ stata esattamente questa “familiarità” con il testo scritto che ha prodotto la ricerca bibliografica e la raccolta di informazioni, figlie di un uso consapevole degli strumenti e della messa a frutto delle nozioni ottenute nella frequentazione accademica, poi rivelatesi vitali ai fini della progettazione delle opere. Il testo è stata
la Hule Aristotelica che è a fondamento dell’interezza di questa realtà alternativa.
Se il testo è scaturigine e sostegno permanente di tutto ciò che è all’interno del progetto esso ne è anche la foce, persino in quelle produzioni che non sono prettamente testuali. Jurij Lotman, studioso di semiotica di scuola Barthesiana, dice che il concetto di testo non designa solo strutture linguistiche, ma una qualsiasi sequenza di segni organizzata semanticamente, ed è in questa ottica che vanno osservate le installazioni nate dal laboratorio, esse sono a tutti gli effetti “parole inserite in un complesso sistema di relazioni impossibili nella comunicazione di tutti i giorni per farle significare in modo nuovo e più fruttuoso” (G Zaccaria). Per la loro comprensione questi “Organismi” vanno letti con una mentalità strutturalista, che disveli le loro strutture intime e mostri il reale significante, così da accorciare le distanze tra il momento straniato che esse esprimono e il momento reale da cui sono nate. Le opere dei partecipanti sono a tutti gli effetti frutto di una ricezione del testo del tipo identificato da Wolfgang Iser, sono la risposta ineluttabile alle sollecitazioni dell’opera letteraria, un completamento del testo attraverso le esperienze di vita dei singoli che merita di avere attenzione. E’ un contributo prezioso in quanto “Parole” , atto individuale di espressione con cui si rapportano e dialogano con la “Langue” collettiva teorizzata da De Saussure. Se è vero quanto dice Vossler nel suo “Critica stilistica e semantica storica”, cioè che “a qualsiasi emozione, ossia a qualsiasi allontanamento dal nostro stato psichico normale, corrisponde, nel campo espressivo, un allontanamento dall’uso linguistico normale” queste produzioni sono realmente il sintomo dell’attualità dei testi Classici, ancora capaci dopo secoli di risvegliare in noi sentimenti ed emozioni così profondi da aver bisogno di un linguaggio nuovo per essere raccontati.

Il testo in versione scaricabile

Nuova versione del monologo, corrette le piccole mancanze e riviste alcune necessità.
Il testo è ovviamente aperto a qualsiasi critica/osservazione.

Agathos 

Un monologo teatrale di Sarah Romagnoli,per la recitazione di Fernando Puggioni 

Personaggi: Lo spirito di Agamennone

Ambiente: La scena dell’omicidio, pavimento insanguinato e vasca da bagno sporca

 

*Lo spirito di Agamennone entra in scena con passi misurati e lentamente, a testa alta e si ferma prima del gradino, come se quello fosse il limite ultimo oltre cui non può proseguire. Fissando un punto lontano dietro il pubblico inizia a recitare* 

Micenei!

Guardatemi! Ascoltate la voce del vostro Sovrano, interrompete i canti, deponete le coppe e guardatemi! Venite alla mia reggia, ospiti delle libagioni che vedono i miei resti imbanditi a cani e famigliari! Venite e guardate quale razza di predatori si riunisce sotto il mio tetto!

Io che fui Re, che fui il più valoroso! Io che nell’Ade sarei seduto al fianco di Aiace e di Achille invece sono qui! Prigioniero nel mio stesso palazzo, costretto a camminare sul mio stesso sangue! Costretto a gridare a questi vecchi, sordi alla mia grandezza e pronti solo a condannarmi! Sono qui a guardare mia moglie carezzare le mani di un traditore!

Sì, guardatela! Guardate con quale beffarda cura si adorna per la mia sepoltura! A che servono i profumi e il candido peplo quando la mia tomba sarà una fossa nei campi senza neanche il conforto del muliebre pianto? Osservatela sorridere mentre lavorando di scure recide gli arti al mio corpo! Una donna non dovrebbe amare le armi, con chi ho diviso il mio letto? Chi è questa Amazzone sanguinaria, questa folle Atalanta? Povero cugino mio, tu non sai che io non fui il primo uomo che ella conobbe! Non sai che stai raccogliendo gli avanzi di altri due uomini per il tuo letto! Non ti accorgi che non è rimasto nulla di cui pascersi? Non ti accorgi che ella è vuota come i tripodi nei giorni infausti? Che gli dei maledicano Leda e la sua stirpe fatale! Tra le loro cosce bianche un cimitero di eroi si intravede, vittime di strali più precisi di quelli di Apollo rapida mano! Dei perché mi beffate così? Perché mi costringete a guardare costui che si ciba di ciò che fu mio? Sto forse espiando la colpa di mio padre, quando preda della vendetta servì a suo fratello le carni dei figli?

Micene!

Guarda il tuo Re, la corona giace a terra, il cremisi strappato occupa il seggio dove io avrei dovuto riposare! Dieci anni ho atteso. Ho combattuto, ho insegnato la virtù ai figli di Danao e ho desiderato. Ho desiderato tornare in questa mia casa contaminata, a questa mia sposa pazza e bellissima, che non ha mai accettato il mio essere un Re. Ma cosa, ditemi, cosa potevo fare? Le navi dovevano partire, l’onore andava vendicato! Io presi sulle mie spalle la decisione per tutti gli Achei! Il Dio me l’ha imposto! Le leggi me lo hanno imposto! La mia gloria era nelle mani dei figli di Priamo, aveva nome Elena ed era la sposa rubata di mio fratello, cosa potevo fare se non seguire il mio destino? Clitemnestra non sa che il mio pugnale non scalfì mai il collo di Ifigenia ma quello di una giovane cerva, eppure mi odia. Mi odia perché sono come ogni Re deve essere, perché era mio diritto prendere schiave! Era mio diritto avere delle amanti! Lei stessa fu un bottino di guerra!

Ma già vedo da dove spira Borea giungere Oreste, la sua mano è pronta a colpire chi uccise così barbaramente suo padre, la spada lucente è affamata del sangue materno! Va’, figlio mio, riporta tua madre vicino al suo Re! Fa’ che il destino si compia e la maledizione dei miei avi continui! Oreste, frutto dei miei lombi, mano del fato. Ti attendo moglie mia, bella Clitemnestra dal seno di viola, e sarai di nuovo Regina al mio fianco.

 

*Il tono di Agamennone muta, si abbassa leggermente. Atteggiamento rassegnato.* 

Ecco, ecco che lo scempio è terminato. Il corpo  mutilato concima la terra nera, il sangue si asciuga sulle pietre calde di sole. Sciolto è l’ultimo nodo che mi legava a Micene.

A voi, eroi, attraverso il nero Stige vengo, io, Agamennone comandante di eserciti, indegno della vostra compagnia, ucciso non già dalla freccia guerriera ma dalla mano dell’amante ferita.

 

*Per la prima volta Agamennone guarda il pubblico spostando il suo sguardo sulle prime file e fissando ognuno, senza voltarsi a passi lenti indietreggia.* 

 Il file in versione scaricabile

Ho prodotto un documento riassuntivo della discussione di giovedì sul prossimo evento pubblico. Ho deciso di non postarlo e non allegarlo perchè non interessa gli utenti “esterni” di Efialte, quindi potete farne richiesta a me all’indirizzo sarahroma@libero.it specificando nella mail il vostro nome e cognome in modo che possa aggiungervi alla rubrica essendo io totalmente inultile in campo di outlook. Grazie. Per il resto ho prodotto un po’ di testo che adesso inserirò sia nella versione testuale che come allegato. A presto malefici efialtei, che Plotino cali su di voi come sta calando su di me a causa dell’impellente esame di mercoledì.

L’affanno dell’esilio, tempo reo,
non mi toglie il consueto buonumore:
guardando i figli, vista in cui mi beo,
penso – ma in greco – «sono piezz’ ‘e core».

cucina, figli: ecco, mi ricreo.
Un telegramma scuote quel torpore:
«Riconciliomi teco. Vieni. Atreo».
Fràtemo, sintetico scrittore.

Parto. Toeletto i figli: sulla veste
ricca, addobbata, tutta crinolina
come carta oleata, occhiate meste.

Membra disperse, unite: e già declina
il sole, e Atreo mi abbraccia: «Caro Tieste!».
Un buon odore vien dalla cucina.

Ultima versione riscritta, compressa e ordinata del testo della fiaba, che presto diverrà sonora…

C’era una volta un re. No, anzi… No.
C’erano una volta due re. No, no, neanche così.
C’erano una volta due fratelli… Uhm, quasi!
C’erano una volta un re e suo fratello.
Il re si chiamava Atreo. Suo fratello era Tieste.

Un’antica maledizione gravava sulla famiglia: Tantalo, figlio di Zeus, capostipite dei Pelopidi, sfidò in epoca lontana gli dei. Uccise infatti colui che aveva generato,
continua a leggere, fai clic

capitta.jpgAlberto Capitta, romanziere, drammaturgo, regista e attore incontra il laboratorio di “Tecniche del Dramma Antico” per parlare di scrittura. L’incontro è operativo, allegro e pubblico, e avverrà Giovedì 10 Maggio 2007 alle ore 11 nell’Aula H della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari.

Questo messaggio viene replicato per ricordare l’evento.
(diritti della foto – libreria Odradek – Sassari)
Ecco alcune delle domande che verranno (forse) poste allo scrittore sassarese:

- Ipotizziamo che l’unica copia esistente di un suo lavoro vada perduta: la perdita in sé e l’eventuale lavoro di scrittura sostitutiva sarebbe per lei una
maledizione o una benedizione?

- la scrittura (e la lettura) sono per lei una faccenda più “fisica” o
più “mentale”?

- Sassari ha un importante ruolo come teatro di molte vicende nel suo romanzo d’esordio. La scoperta di Sassari come città letteraria, città narrabile, è un fatto relativamente nuovo, che non rimonta ad anni precedenti “Procedura” di Salvatore Mannuzzu. Ci aiuta a leggere la nostra città, con l’implausibile metrò, la desolata zona industriale, il centro storico eternamente sospeso tra dannazione e rinascita, con gli occhi del narratore?

leggi altre domande

Mentre fervono i preparativi per la fiaba sonora nella versione migliorata, efialte ripropone (un po’ come la peperonata) la prima tuttora insuperata versione.

fso.jpg
Versione pilota della fiaba sonora. Un prodotto originale del laboratorio TDA.
Nike Gagliardi – testo; Fernando Puggioni – voce; Matteo Bayre – realizzazione

si può ascoltare QUI (fate clic) la prima e QUI (fate clic) la seconda parte del pilota della fiaba di Tieste e dei Tiestini del MulinoBecciu.

prova qui!

Grazie per i vostri commenti di feedback in caso di successo/insuccesso dell’ascolto.

La data di nascita di E F I A L T E è il 19 Marzo. Il 31 marzo abbiamo contato mille arrivi sul sito. Al primo maggio siamo oltre 4000, con alcune giornate di picco con più di 200 contatti/giorno.

Following the (March report), having been one of the most read reports in this weblog, we wish to tell you what happened in our April activities. “Efialte” (or “Ephialtes”) is a website reporting the results of a creative course on «Ancient Drama Techniques», read on!

Sono stata a una cena, ieri notte. Non so bene come ci sono finita: non so più se sono stata invitata ufficialmente, o se sono entrata di nascosto dalla porta di servizio. Perdonatemi: la verità è che non avrei dovuto stordirmi così tanto da non ricordare una cosa elementare come questa. Ma credetemi, non è una questione priva di senso. Perché questa cena era in una reggia: la reggia di Atreo e di Tieste. Atreo e Tieste sono fratelli. Adesso che la cena è finita, non so più se lo siano ancora. continua a leggere

Questo intervento vuole completare il bozzetto su Tantalo di alcuni post or sono.
Valeria.

Oh! Pellegrini! Oh! Pellegrini che pensosi andate! Fermatevi qui! Fermatevi qui! Fermatevi a questo mio albero, ve ne prego! Ascoltatemi, ascoltate la mia povera voce! È una grazia, quella che vi chiedo: concedetemela. Concedetemi almeno di parlarvi, se proprio non mi volete parlare. Concedetemi una vostra pausa: che sia pure muta, si, ma che almeno sia attenta. Nessuno sosta mai al mio cospetto: nessuno vuole. Forse succede perché tutti sanno già di me, continua a leggere…

Da Marcello: riscrittura della morte dei tre fratelli ad opera di Atreo

PS: Chi vuole fare ancora delle osservazioni…non faccia complimenti…

Qui Atreo, col sorriso benigno di chi è malvagio ma che al tempo stesso non vuole renderlo palese, trascinò con l’inganno continua la lettura

scarica il file .doc facendo clic qui

Nell’antico camerino di un teatro ligneo, proprio di fronte a uno specchio di lampadine, c’è un vecchio armadio abitato da due regali presenze. Dico che è un armadio, ma in realtà non lo è esattamente, perché è senza ante. Certo: lo sembra. Ma voi capite bene che l’assenza delle ante per un armadio è un po’ come l’assenza della porta in una casa, o come in questo caso, del portale in una reggia. Questa apertura, questo vuoto, è un invito per il nostro sguardo, se non addirittura una preghiera per la nostra cura. Le nostre mani continua a leggere l’articolo facendo clic qui

capitta.jpgAlberto Capitta, romanziere, drammaturgo, regista e attore incontra il laboratorio di “Tecniche del Dramma Antico” per parlare di scrittura. L’incontro è operativo, allegro e pubblico, e avverrà Giovedì 10 Maggio 2007 alle ore 11 nell’Aula H della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari.

(diritti della foto – libreria Odradek – Sassari)

Disegnato da mio fratello, ecco Tantalo.
valeriaarkeo.
tantalov.jpg

Per caso, o per quel divino potere che si chiama intelligenza delle cose, in quest’anno leggi ancora

Il laboratorio di Tecniche del Dramma antico riflette fin dai primi incontri di marzo sulla creazione collaborativa della comunicazione fra emittente e ricevente e, in termini di comunicazione artistica, sulla creativa collaborazione fra artista e pubblico. Le iniziative di Efialte sono progettate e prodotte come ponti mozzi, coi piloni solo da una parte, che aspettano un pubblico che li interpreti.
In vista di una manifestazione pubblica la illustre efialtea Castalia ha inventato, progettato, e realizzato un libro degli ospiti che raccolga i nomi degli intervenuti alla sagra della tragica storia dei Tiestìadi: a chiarire che gli ospiti sono parte della sagra e della ricetta ha dato al suo concettuale guestbook apparenza e realtà di ricettario. Chi mette il suo nome sul libro, si qualifica insieme come ospite, e come ingrediente. Prosit.

ricettario1.jpg

cucina1.jpg Facendo seguito a un primo abbozzo del 23 marzo e alla revisione del 27 Marzo, l’efialteo gianluigi ha completato il suo lavoro. kudos a: Soggetto, didascalie, contributo critico in allegato: Gianluigi Pala
Disegni: Salvatore Delogu
Il progetto (bozza di elementi formali-critici più storyboard vero e proprio) può essere scaricato qui come .pdf. Chi volesse vederlo pagina per pagina, può invece fare clic qui (note critiche alla fine).
I commenti sono vitali per la vita del progetto. Grazie.
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Prodotta da Marcello, una narrazione sull’omicidio dei Tiestiadi.

Qui Atreo trascinò con l’inganno i figli di Tieste: li aveva convinti che in quel bosco essi avrebbero incontrato il padre. Ignari dell’atrocità a cui sarebbero andati incontro seguirono lo zio e assieme a lui si inoltrarono nella foresta.
La paura che incuteva quel posto era enorme, ma il desiderio dei figli di rivedere il loro padre era più forte di ogni timore.
Ma, non appena Atreo ebbe raggiunto il luogo più adatto in cui scatenare la sua follia omicida e i nipoti chiedevano perchè si fossero fermati, Atreo fece finta di abbracciare amorevolmente il nipote che aveva più di tutti il volto smarrito: non appena la sua mano sfiorò il collo di Callileonte, la sua carezza si trasformò in una morsa violenta e Atreo, estratto un coltello, lo sgozzò. Il nipote più grande, Aglao, dopo un primo istante in cui il suo volto appariva in bilico tra stupore e terrore, di fronte a questo atto di inspiegabile brutalità, trovò da sè la forza di reagire, e cercò di immobilizzare lo zio afferrandolo da dietro.
Ma Atreo, con una mossa repentina, con lo stesso coltello con cui aveva sgozzato il suo nipote più piccolo, volse la lama dietro di lui e trafisse in pieno petto la sua seconda vittima.
Orcomeno, svanito ogni tentativo di salvezza, sebbene alla vista di questo orrendo spettacolo gli si sciogliessero il cuore, le membra e le gambe dalla paura, si diede alla fuga e corse finchè potè. Credeva di poter seminare lo zio, che sembrava indugiare sui corpi dei due nipoti uccisi, per assicurarsi che fossero effettivamente morti.
Ma niente, neppure l’insidiosità e i possibili ripari che la foresta offriva potevano fermare quella macchina mortale, i cui ingranaggi non avevano ancora portato a termine la carneficina: durante la sua ansimante e disperata corsa, Orcomeno inciampò in un’insidia tesa da Atreo che, nascosto in un cespuglio, attendeva.
Orcomeno cadde disteso a terra e lì rimase, supino, attendendo la sua incomprensibile punizione.
Atreo, estratta la sua spada, lo decapitò brutalmente, con la stessa forza con cui nel bosco la scure spacca la quercia, quasi volesse punire il nipote per avergli oppsto resistenza. Lo colpì due volte e su di lui aggiunse il terzo colpo che, soffiando fuori un violento getto di sangue, bagnò Atreo con un nero spruzzo di sanguina rugiada.
Raccolse la sua testa e la mise ancora sanguinante dentro a un sacco.
Gli legò i piedi ad una corda e con questa trascinò il suo corpo accostandolo a quello dei suoi fratelli defunti, che subirono la medesima mutilazione.

vietato duplicare i post.

Segnalo, per chi volesse approfondire il tema di Lucano (Farsalia) il numero 10-11 di Sandalion (biblioteca delle facoltà umanistiche) e relativo articolo sulla magia nel suddetto autore.

tiestini!Il laboratorio di Tecniche del dramma antico celebra oggi la fine della prima filiera produttiva. La pasticceria Puggioni ha realizzato un vassoio grande di «Tiestini» del laboratorio e li ha venduti TUTTI (ed è solo mercoledì). Il vassoietto piccolo in effigie (che come vedete presenta le due versioni dei Tiestini, con e senza braghette di cioccolata) è un dono della pasticceria al laboratorio.
Vengono qui citate le efialtee tamerlano (concept), castalia (source exploitation) e sofiace (outsourcing): gloria e onore produttivo.
i Tiestini ricordano l’inconsapevole sacrificio dei figli di Tieste, uccisi dal loro zio Atreo e imbanditi al padre in una zuppa.
____________ meowr.

Questo messaggio verrà presto aggiornato con i riferimenti a tutti i post precedenti sui biscotti-bambini. Le immagini possono essere ingrandite.

*** messaggio interno per i membri di TDA: Domani chi legge e passa in Dip. avrà il debito tiestino di guiderdone: se non trovate, chiedete alla Dott. Masala.

dsc00448.jpg

Alla luce di quanto detto anche l’altra volta sul valore di “T”/tau che vi pare di dare al progetto il nome di “Fattore T” o “Gene T” (dove “T” = testo)? In fondo il testo è qualcosa che accomuna tutti i lavori che stiamo facendo, il gene di riconoscimento che li fa appartenere alla stessa famiglia!
Saluti

Non so se sia adatto alla fiaba, ma questo pezzo, secondo il mio parere, è squassante quanto il silenzio che accompagna un Dead Man Walking.

Kill His Children

Ecco un esempio (mooolto breve) del lavoro di sabato…
Spero vi piaccia, anche se le musiche sono in via di sviluppo….
Clicca qui
….infatti pongo a pubblico giudizio un altro tentativo di musichetta che dovrebbe accompagnare un momento di tensione della fiaba: non a caso è intitolato Dirty

Per finire una nuova versione della fiaba: C’era una volta Zuppa!

Quezal

Ho cercato di far funzionare questi audioplayer di wordpress.

Chi passa può lasciarmi un commento, del tipo «sento» o «non sento»?

Lo so, è sempre la prima versione… la nuova non la ho sentita ancora nemmeno io.

0
Rumori di fondo che diano l’idea di un’atmosfera straniante, di un passato remoto e , soprattutto, che stacchino rispetto all’inizio della fiaba
Una vecchia maledizione gravava sulla famiglia dei Pelòpidi: Tantalo, che era figlio di Zeus e capostipite di tutta la famiglia, offrì agli dei, dopo averle cucinate, le carni del figlio Pelope.
Per questo, fu condannato a patire in eterno sete e fame.
Tieste e Atreo erano suoi discendenti.

1
Inizia la musica(4sec. circa prima della voce), poi si ferma per tre volte, a ogni fine battuta. Alla quarta riprende e continua.
C’era una volta un re. No, anzi …No
(continua…)

Questo dovrebbe essere un commento al post dell’img dell’albero….non riesco a inviare i commenti perciò…
Tempo fa si parlava di realizzare un sito web vero e proprio. La visione dell’albero mi ha ricordato l’homepage di un vecchio progetto culturale di 5 anni fa….
Eccola: Les Bohèmes
Mi chiedevo, insomma, potrebbe essere un’idea di base per realizzare la grafica del sito di Efialte?
Quezal

Caecilia fecit, Valeria telephonographavit
pigogna.jpg

Interpretate il giovane Èdipo e correte via dalla monotona vita alla corte di Pòlibo per entrare in un avventuroso mondo di déstini e contaminazione, di accecamenti e difficoltà all’anagrafe. Sperimentate cosa vuol dire dover fare alla stessa donna il regalo per la festa della mamma e per l’anniversario di matrimono. Una documentata esplorazione delle possibilità date a Èdipo di sfuggire al suo destino: una vertiginosa esperienza di gioco in realtà virtuale 1d, e anche la prima coproduzione Efialte/Jag0: un gioco di ruolo gratis per i Tiestini del laboratorio TDA.

Inizia l’avventura. Ti chiami Èdipo e vivi a Corinto coi tuoi genitori Pòlibo e Mèrope, i re di Corinto. I tuoi genitori continua facendo CLIC QUI

Il progetto è descritto in questo post di marzo (leggi).
alberopp1.jpg

predessert.jpgGli scrittori non inventano, ma vedono, e semmai, platonicamente, ricordano (scire est reminisci, che nel dialetto di Sauris di sopra significa più o meno «vai in môna, vai a sciare e non porti gli sci?»). Ecco, Stefano Benni ha inventato, o piuttosto visto/ricordato, la Luisona. SI tratta della pasta che trasforma il breve soggiorno nel portapaste del bar in una vacanza lunga, in una villeggiatura, in un Gramsciano confino. Nessuno vuole la Luisona, nessuno la prende.
Efialte ha da oggi la sua Luisona nel mitico nuovo fiammante post su Crébillon, che le mie statistiche indicano non letto da nessuno.
Lasciatelo pure così… sigh… che resti nascosto e negletto…
«scusa ma se è negretto perché parla cinese?».
Credo di avere la febbre pur io, Gianluigi.

 

Altra idea, tra i deliri della febbre: avete presente quel tipo di bomba che sembra un giocattolo, che veniva paracadutata dai Russi, ma credo anche statunitensi, in zone di guerra fra i civili, dove i bambini le raccoglievano e le portavano a casa. Qui, a seconda di come le smontavano giocando, esplodevano, mutilando anche altri membri della famiglia.

 

Quindi: delle spugne a forma di pupazzo (a piacere: pigotte forever!), o di giocattoli in genere, intrise di succo di pomodoro e abbandonate su prato o pavimento dell’anfiteatro. Con magari cartello: “Attente mamme i giocattoli a terra sporcano un po’”, giusto per non scontrarsi con l’ira dei genitori. Etichetta sul giocattolo dove viene spiegata l’esistenza di questo tipo di bombe, particolarmente vigliacche, che ancora, credo, esistano nel mondo.

 

I bambini le raccolgono e si sporcano le mani di rosso, il loro sangue innocente, o quasi.

 

Cose da fare:

 

Trovare la spugna adatta.

 

Qualcuno che sappia, voglia, possa, modellarla o colorarla (noi? Accademia?).

 

Allora: marchio da bestiame, stile film western, con manico lungo, con stemma – vedete un po’ – un bambino/uomo senza testa. Da riporre in bacheca o su tavolo con cartellino esplicativo, del genere: “Capi di bestiame di proprieta tiestea”, o roba simile. (Eventualmente usarlo come timbro sui bambini, ma forse è di più difficile applicazione).

Cose da fare:

Cercare esempio di tali marchi, anche fotogramma di vecchio film.

Cercare di emularlo concretamente col materiale a disposizione.

Contattato oggi, Gavino Ciàrula ha dato manifestazione di interesse per obiettivi, principi, finalità e progetti realizzati in ‘Efialte’.
Gavino Ciarula è artigiano e artista del legno. Si ocupa di decorazione, restauro, strutture. Realizza quadri su legno: fra le sue produzioni la linea di arredamento «kirkende» con i caratteristici mobili occhiuti.
La sua officina «L’Ovile» ha orgogliosamente sede nel centro storico di Sassari, in v. Casalabria 11/a.

L’arrivo dei 7@Tebe, della colonna sonora originale, del testo della fiaba, delle sue voci, delle immagini, senza dimenticare fotografie, libri, alberi, bambole cripte e nicchie, insieme alle preziose creazioni di parole di tutti e di ciascuno porta dopo venti giorni di attività a

24 (ventiquattro)

il numero delle opere dell’ingegno (tag: prodotto originale) realizzate nell’ambito del laboratorio. Questo straordinario risultato, che non comprende molte cose a cui ora non prestiamo attenzione, è motivo di orgoglio.

vedi le opere facendo clic qui

leggi il post: fai clic qui

Ho composto una musichetta che dovrebbe sostituire, lo so è un’eresia metterlo a paragone, il pezzo di Yann Tiersen della colonna sonora del “Favoloso mondo di Amelie”. Adesso vedo se riesco a collegarlo….
Clicca qui
Scrivo anche l’indirizzo, nel caso non funga il link:
http://www.splinder.com/mediablog/Quezal/media/11725386?context=album (copiatelo e incollatelo)

Quezal

f02a_1_sbl.jpg
leggi il post: fai clic qui

Strepitoso!!!
Atterra su EFIALTE un lavoro teatrale originale prodotto da Cecilia Mariani (cecilia/sofiace nel laboratorio TDA).
È depositato nelle ‘pagine’ a destra, ma si legge anche facendo clic qui.

Ipotesti e risonanze: Gangs of New York – C. Debussy, Sirènes

Altre produzioni dentro efialte: C. Mariani, Prologo I (vedi)

faccio mia l’idea di realizzare una locandina dell’EVENTO con la tecnica del collage (o del de-collage, perché no?): i nostri volti o i nostri corpi fatti a pezzi sono la base: un pezzo per volta si costruisce un intero corpo di FRANKENSTEINIANA memoria che ci mette in gioco in prima persona. oppure, dato che si accettano anche fotomontaggi a tutte le ore, si potrebbero prendere delle nostre foto (una a testa, ma anche due, tre…) da smontare e rimontare a casaccio con un effetto di PICASSIANA memoria. scegliete il vostro lato migliore (o peggiore) e sorridete in camera, grazie! Pelopoli People. Pelopidi Brava Gente.

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