prodotto originale


Il dato è l’immagine che trovo sulla mia schermata di hotmail, qui sotto.

Come utente la trovo agghiacciante nel suo stare a metà fra il messaggio subliminale e la boutade goliardica. Mi chiedo davvero se i committenti del claim siano consapevoli di questo.

A Pisa ho trovato uno che ragiona sull’amore, e su questi fenomeni. è Tommaso Santucci (tommaso.santucci@gmail.com, www.myspace.com/tommasosantucci) che in una collettiva (un’installazione più che una mostra) ha scritto un cosa innamorabile ed efialtea che condivido con voi, nell’immagine qui sotto. Prossimamente – e dopo autorizzazione – altri santucci-scatti:

Il 30 Agosto, a Sassari, sarà un Sabato. E quel Sabato sarà pieno di Maiuscole. Perché Sabato 30 Agosto a Villa Mimosa si svolgerà la Gioiosa Festa della Birra Artistica intitolata SETE, che vedrà agire i piccoli birrifici sardi insieme ad artigiani, gioiosi racconti e musiche, e allegria.

(continua…)

Gli aerei stanno al cielo come le navi al mare…

Eredito un dibattito dal thread di un post su forzaelettromotrice.
Se ancora non si capisce cosa sto scrivendo, siete persone normali e simpatiche.

In quel dibattito si discute, fra le altre cose, sul ruolo dei testi nelle canzoni. Le posizioni sono diverse.

Premetto: A me il dibattito sulla canzone interessa molto.

  • Mi interessa perché una meravigliosa forma poetica si chiama canzone, e perché molte forme di poesia antica che leggo erano anticamente cantate, o quasi* (asterisco).
  • Mi interessa poi perché mi trovo a condividere sia la posizione del Sergente che quella di Teste Pensanti, a volte perfino contemporaneamente.
  • Parte dell’interesse mi viene perché penso al teatro. Da Platone in poi il teatro è il luogo delle rappresentazioni impure, riflesse: nel teatro uno che canta non è una canzone, è uno con una propria storia e propri motivi che canta una canzone. Il teatro è l’unico posto in cui «una rosa è una rosa è una rosa» non è vero. Nemmeno la poesia è poesia, a teatro. Figurarsi se la poesia può rimanere poesia riflessa, ripresa, diciamo usata, in una canzone. Ecco, il teatro e la canzone (dove con canzone intendo la musica con parole messa nei dischi, in italiano e no) sono media usativi.

Non so se io abbia una comprensione media, adatta, completa di una canzone di Simon & Garfunkel che si chiama Scarborough Fair; la mia comprensione di quella canzone (di quell’evento, perché la canzone è un evento artistico, non resta nella pagina) è aumentata di molto quando un bel manuale di chitarra folk mi ha spiegato che quella canzone è l’unione di due melodie separate (la seconda si chiama Canticle, se non sbaglio); è poi aumentata in misura e direzione diversa quando ho capito cos’è un cambric shirt e quale risultato importante aveva sortito l’unione di scarborough fair con canticle dal punto di vista del contenuto.

So anche che in realtà i testi sono visti da chi fa musica come un attachment, un’esperienza accessoria rispetto all’avere il motivo, la traccia o idea musicale, o il Quogs (quasi nessuno lo sa, ma quando Beethoven trovava l’idea per una sinfonia girellava smemorato dicendo «Ho il quogs, ho il quogs»).

Il testo della canzone è dunque parte di un’esperienza complessa, per cui il testo di Mellow Yellow con la banana elettrica sta molto bene dov’è, indipendentemente dal fatto che mi chieda se è infantile, allusivo, dadaista o che.

Io, questo volevo dire: che a me piacciono moltissime canzoni italiane, e mi piacciono per i loro testi. Non mi capiterà di dire che «sono poesia», e non perché farei torto alla poesia (chi sia poi la poesia, se Petrarca o Hölderlin o Valduga, … una no win situation, direbbe pulsatilla), ma proprio perché farei torto alla canzone.

* (asterisco) L’epica esametrica attribuita a Omero veniva eseguita in recitativo (una sorta di cantilena accompagnata dal suono di strumenti a corda come ad es. la cetra); la lirica si affidava analogamente a strumenti a corda su cui le poesie erano cantate – la parte della lirica chiamata elegia era invece cantata all’unisono col suono del flauto (un nome del flauto era élegos). La tragedia veniva eseguita con l’ausilio dell’aulo (aulòs), strumento ad ancia, e nel corso della tragedia il pubblico assisteva a canti all’unisono (stasimi) e a momenti in recitativo. Mi pare che la problematica della poesia antica giunta a noi senza la musica che la accompagnava sia strettamente analogo a quello della statuaria antica giunta a noi pressoché priva di colori.

Nel suo racconto Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, che apre la raccolta Finzioni e fu scelto per rappresentare lo stesso Borges nell’Antologia della letteratura fantastica da lui curata con Bioy Casares e Silvina Ocampo, Jorge Luis Borges racconta di un progetto enciclopedico laterale e segreto, la paraenciclopedia di un mondo diverso dal nostro. Il Tlön di Borges è a mio avviso il più importante ipotesto de Il pendolo di Foucault di Eco, e come ogni ipotesto è più ampio, potenzialmente più ricco del suo libresco avatar.
La notizia che segue a questa laboriosa premessa è recente e ghiotta: giovani sassaresi e potenziali efaltei hanno iniziato a produrre una para-prosopografia azteca, creando personaggi e circostanze altrettanto dettagliati quanto inesistenti, da Enucatl, al Tiranno Mauro, a Satrapàme. Quello che potrete leggere dopo il salto sono le voci wiki da loro create, e le reazioni della comunità wiki.
È sbrigativo, di fronte a esperimenti di questo tipo, parlare di “bufale”. Si vorrebbe far accettare il fatto che all’interno della descrizione del reale debbano prendere il posto gli atti di pensiero, cioè gli esiti dell’immaginazione. Il signor Paoli, che abita al di là del nostro pianerottolo, è davvero in quanto esistente molto più reale di Huck Finn? A molti adolescenti esistenti i genitori dedicarono, dedicano, cure infinitamente più distratte di quelle che Golding dedicò al Piggy del Signore delle mosche. Antonio Tabucchi, che desiderò essere la quinta identità di Pessoa, scrive «Per noi che scriviamo, o viviamo, il che è lo stesso in questa corrente che ci conduce» (citazione non affidabile).
Enucatl vive? Forse no, però è reale. Piuttosto che essere mal esistenti, essere ben scritti è l’opzione. Posizione, questa, che mi pare risolva anche il problema del Cristo evangelico (e di altri supereroi): la loro realtà letteraria rende non del tutto utile il dibattito sull’effettiva esistenza – alla fin fine, trentatré anni di tournée in Galilea sono ben poco di fronte all’essere protagonista di quattro long-sellers e di diversi apocrifi.
Il bellissimo materiale prodotto si trova su questa pagina del nostro paras-sito Jag0. È stato necessario spostarlo perché i formati usati insieme all’indicazione “more” levavano la barra laterale. Fiuuuu…

edit: Moreno Solinas e Igor Urzelai, danzatori e coreografi, hanno collaboratodsc01338.jpg con EFIALTE realizzando l’installazione di danza Dioscuri, e contribuendo con potenza e generosità allo sviluppo del progetto: la mostra del 10-13 Dicembre proporrà un video della performance realizzato dagli efialtei Castalia e Gabriele. Con questo post diventano anche autori di efialte.wordpress.com: con affetto sono salutati e gratulati per la notizia esclusiva che comunicano alla fine del post.

Performance del 1 Dicembre 2007 a Ramnicu Valcea
Arriviamo nel Teatro solo tre ore prima della performance. Tutti sono indaffarati con i preparativi per l’inaugurazione: il Teatrul Municipal Ariel riapre dopo la ristrutturazione, con una struttura moderna, confortevole e completamente attrezzata! leggi il post di Moreno Solinas & Igor Urzelai

Fin dal primo contatto con la Direttrice della Biblioteca Comunale di Sassari Cristina Cugia (qui salutata con simpatia) gli efialtidi hanno avuto voglia di interagire con lo spazio del bellissimo Palazzo d’Usini. L’edificio, si sa, è un a) corpo costruttivo; e come insegnan molti fra cui Greenaway, b) il corpo è un libro – aggiungo che c) i caratteri hanno un corpo, ad esempio il corpo 12.

EFIALTE tra-dire il mito, la mostra, si occupa di corpi tipografici. Eccoli dunque pronti a prendere il volo dalla pagina bianca della facciata di palazzo d’Usini, ancora appesi alla parete della loro culla algherese.

La frase che essi detteranno sia di Sofocle, e motivi all’entrata. Dica, la frase «Molte cose nel mondo sgomentano, nessuna più dell’uomo». I versi 332-333 dell’Antigone introducono a un terribile stasimo, e a una mostra sulle possibilità creative del mito, la cosa nel mondo che più di tutte somiglia all’uomo.
guarda le foto algheresi delle grandi lettere nere

la traccia audio e le foto di Gianluigi Anedda festeggiano i tredicimila contatti.
post riassuntivo, progettato in vista della mostra EFIALTE tra-dire il mito alla Biblioteca comunale di Sassari 10-13 Dicembre.

continua a leggere e a guardare

mentre il meraviglioso blog forzaelettromotrice pubblica una recensione dell’efialteo orestizzatore, efialte pubblica la traccia audio originale, e ne fa dono continua

Mario Matteo Tola e Ilaria Delogu, curatori della mostra di opere del pittore veneziano Gennaro Favai (1879-1958), a Sassari, Palazzo della Frumentaria, da lunedì 16 luglio al 1 settembre 2007, affidano a Efialte l’anteprima video della mostra, che raccoglie 250 dipinti di Gennaro Favai. Intitolata realtà fantasia sogno, la mostra ha il patrocinio del Comune di Sassari e della Provincia di Sassari.

(se preferisci guardalo su youtube)

Ecco qua la presentazione power point dell’albero dei Tantalidi (e parenti) che finalmente son riuscito a caricare sul sito. Mi rimane sempre il dubbio su Urano e Gea ma è un dettaglio.
fai clic qui per scaricare uno STREPITOSO file power point.

Questo è ciò che vorrei dire per parlare dell’installazione tante volte descritta su Efialte: un vassoio di altezza ca. 1,80 in cui dei fori permettono di inserire testa, mani, piedi, che sporgono e risultano adagiati, appunto, su un vassoio.

Nell’animo di un lettore che sia sensibile alle “magnifiche sorti e progressive” del mondo contemporaneo, la storia di Atreo e Tieste e del macello e cottura dei figli di Atreo suscita un’inquietudine, quasi una certezza: davvero simili regolamenti di conti non sono mai del tutto passati di moda? Nell’attuale contesto postmoderno ci è piaciuto tradurre dalla teoria alla pratica questa tragica macelleria rituale: il testo di Seneca, concepito dall’autore come critica per una cultura ormai decaduta, si è rivelato così in tutta la sua drammatica attualità, se è vero che l’orrorifico cliché del corpo fatto a pezzi è ormai da tempo diventato simbolo della parcellizzazione violenta dell’io. leggi ancora facendo clic qui

Intendo dire queste cose per presentare il lavoro sui costumi di scena gia descritto in questo post di inizio aprile e in quest’altro post di fine aprile. I commenti sono, oltre che obbligatori e ingiunti, bene accetti.

È stato produttivo pensare alle due regine dell’Orestea tenendo conto dei “tipi fissi” che esse incarnano, per poi dare a questi stessi “tipi” una veste che non fosse esclusivamente letteraria, ma che anzi avesse tutte le caratteristiche di un abito di scena. Vale subito la pena di notare continua la lettura

Sembra che ci siamo. Mentre il blog vive la sua pausa estiva, gli infaticabili efialtei lavorano e trafficano e hanno prodotto una nuova versione della fiaba sonora!

fso.jpg
per ascoltarla si può andare QUI (fate clic)

oppure usare (se funziona) l’audioplayer qui sotto

CON PREGHIERA DI FEEDBACK DEL TIPO ‘FUNZIONA/NON FUNZIONA’… DITE SE VI PIACE!

Un testo dell’efialteo Sghembro, un nuovo prodotto originale di Efialte

Tra i canti di gioia e luce che popolavano le strade la notte regnava nella città dominata dalla reggia degli Atridi.
Un ragazzo vestito miseramente è in piedi con le braccia aperte, in una tiene una spada, mentre l’altra rimane aperta, rilassata. La lama dal suo peso sembra voler cadere, il braccio che la tiene ha una minima tensione e i muscoli, anche se turgidi di forza, sembrano un leggerissimo filo. Tutto è sangue. Nelle pareti ci sono gocce di sangue raffermo da anni, congelato per la mancanza di qualsiasi calore. Nuovo sangue si è aggiunto al vecchio, crimine a crimine, colpa su colpa rendendo le mura della reggia una rete d’odio.
Una spada è sopra una donna. Occhi spalancati, bocca semi aperta e la punta della lingua che sbuca. I suoi rantoli fanno increspare con piccole onde una pozza che si dilata sempre più, fino ad arrivare alle sue dita tremolanti. Dalla spada il suo stesso sangue le bacia la bocca goccia a goccia.

Sono Oreste, la speranza di questa città, non posso piangere! Sono orfano, per opera del destino e di dèi severi, e per quegli stessi dèi mi sono fatto orfano una seconda volta. Tutto era già scritto, gli indovini e i profeti me l’avevano detto, io ho eseguito solo gli ordini degli dèi. Non sono colpevole! Gli occhi di questa madre, che tante volte mi avevano accarezzato e protetto mentre giocavo nel cortile, non mi risveglieranno le lacrime. Loro erano colpevoli! Mia madre era colpevole! Io ho fatto solo giustizia. Lei stessa mi aveva insegnato tutte le leggi quando andavamo nel tempio di Zeus o facevamo i sacrifici. Lei stessa mi aveva insegnato la vendetta. Poi…non so cosa è capitato…forse la troppa vicinanza al trono, allo scettro…o forse la vicinanza d’Egisto…non lo so, ma io son dovuto partire, andarmene dalla mia casa, dal mio cortile dove giocavo e dai suoi…
Ma poi era così colpevole? Anche lei si era vendicata, mio padre aveva ucciso Ifigenia, mia sorellina, la più piccola, che aveva giocato con me e con mia sorella. Anche lei si era vendicata e anche lei per alcuni momenti è stata accecata dal potere come mio padre, pronto a tutto per conquistare Troia. Anche il mio sguardo adesso, lo sento, cerca il trono, lo scettro, se ne vuole dissetare, lo tengo a freno difficilmente. Forse è anche questa sete che mi ha fatto aprire la sorgente di tutto questo sangue. Noi, siamo così diversi? sia tu che io abbiamo fatto quello che ci dicevano giusto, abbiamo seguito la nostra sete di potere! Se tu sei colpevole anch’io lo sono! In fin dei conti noi abbiamo eseguito solo degli ordini, i nostri profeti, il popolo che ci circondava, i nostri libri con le nostre leggi ci dicevano di fare tutto questo. Eppure non riesco a guardarti, mamma. Ti ho ucciso, ma non riesco a non piangere. Sono andato contro quello che il mio sangue mi urlava, ho seguito la giustizia, gli dèi, ma ora sono orfano e la mia voce rimbomba in questa reggia vuota. Potevamo fare qualcosa per non farci divorare da noi stessi?

Historia del progetto “Corpo tipografico”

Il continuo dialogo in seno al progetto “Corpo tipografico” ha palesato l’esigenza di estrinsecare in modo chiaro e oggettivamente fruibile anche da coloro che non appartengono al microcosmo “face to face” degli ideatori, quelle motivazioni e temi di fondo che, fino a questo momento, erano rimaste circoscritte all’ambito comunicativo orale e organizzativo.

Sembra doveroso cominciare questa presentazione spendendo due parole sul nome. Sin dall’inizio dei lavori si è manifestata una forte attenzione per la parola e per la sua funzione psicagogica ed evocativa, concretizzatasi in una accorta scelta dei titoli delle installazioni e dei testi originali, all’insegna dell’ormai assodato “Nomina sunt conseguentia rerum”. Il nome “Corpo tipografico” nello specifico nasce da una riflessione ontologica sulle creazioni che gli incontri stavano abbozzando, su quale fosse la loro comune origine, come si collocassero in un disegno organico e su cosa “fossero” al di la della loro forma sensibile. In questo progetto l’ ”Arke Panton” è indubbiamente il testo. Opere come le tragedie della trilogia “Orestea” di Eschilo o il “Tieste” di Seneca, il monologo di Marguerite Yourcenaire “Clitemnestra ” e il lavoro di Crebillon sono per i partecipanti “physis” di tutto , ove questo termine è usato nella sua accezione filosofico-naturalistica di “realtà prima, originaria e fondamentale” (G. Reale). In seguito ad una considerazione del genere era quasi ovvio che le preferenze cadessero su un termine che esprimesse questa fisica “appartenenza famigliare”, questa comune discendenza che solo attingendo al vocabolario scientifico poteva esplicitarsi appieno, raccontarsi compiutamente in un termine come “Corpo”, accostato al più moderno e comune aggettivo “Tipografico”, in un connubio semplicissimo e perciò potentemente immaginifico.Sul testo sono maturate tutte le riflessioni, sul testo sono state compiute le prime investigazioni che hanno consentito di azzardare nessi e collegamenti simbolici e prima ancora che sul testo in se sulla “abitudine al testo” che i componenti del gruppo hanno come studenti di Lettere. E’ stata esattamente questa “familiarità” con il testo scritto che ha prodotto la ricerca bibliografica e la raccolta di informazioni, figlie di un uso consapevole degli strumenti e della messa a frutto delle nozioni ottenute nella frequentazione accademica, poi rivelatesi vitali ai fini della progettazione delle opere. Il testo è stata
la Hule Aristotelica che è a fondamento dell’interezza di questa realtà alternativa.
Se il testo è scaturigine e sostegno permanente di tutto ciò che è all’interno del progetto esso ne è anche la foce, persino in quelle produzioni che non sono prettamente testuali. Jurij Lotman, studioso di semiotica di scuola Barthesiana, dice che il concetto di testo non designa solo strutture linguistiche, ma una qualsiasi sequenza di segni organizzata semanticamente, ed è in questa ottica che vanno osservate le installazioni nate dal laboratorio, esse sono a tutti gli effetti “parole inserite in un complesso sistema di relazioni impossibili nella comunicazione di tutti i giorni per farle significare in modo nuovo e più fruttuoso” (G Zaccaria). Per la loro comprensione questi “Organismi” vanno letti con una mentalità strutturalista, che disveli le loro strutture intime e mostri il reale significante, così da accorciare le distanze tra il momento straniato che esse esprimono e il momento reale da cui sono nate. Le opere dei partecipanti sono a tutti gli effetti frutto di una ricezione del testo del tipo identificato da Wolfgang Iser, sono la risposta ineluttabile alle sollecitazioni dell’opera letteraria, un completamento del testo attraverso le esperienze di vita dei singoli che merita di avere attenzione. E’ un contributo prezioso in quanto “Parole” , atto individuale di espressione con cui si rapportano e dialogano con la “Langue” collettiva teorizzata da De Saussure. Se è vero quanto dice Vossler nel suo “Critica stilistica e semantica storica”, cioè che “a qualsiasi emozione, ossia a qualsiasi allontanamento dal nostro stato psichico normale, corrisponde, nel campo espressivo, un allontanamento dall’uso linguistico normale” queste produzioni sono realmente il sintomo dell’attualità dei testi Classici, ancora capaci dopo secoli di risvegliare in noi sentimenti ed emozioni così profondi da aver bisogno di un linguaggio nuovo per essere raccontati.

Il testo in versione scaricabile

Nuova versione del monologo, corrette le piccole mancanze e riviste alcune necessità.
Il testo è ovviamente aperto a qualsiasi critica/osservazione.

Agathos 

Un monologo teatrale di Sarah Romagnoli,per la recitazione di Fernando Puggioni 

Personaggi: Lo spirito di Agamennone

Ambiente: La scena dell’omicidio, pavimento insanguinato e vasca da bagno sporca

 

*Lo spirito di Agamennone entra in scena con passi misurati e lentamente, a testa alta e si ferma prima del gradino, come se quello fosse il limite ultimo oltre cui non può proseguire. Fissando un punto lontano dietro il pubblico inizia a recitare* 

Micenei!

Guardatemi! Ascoltate la voce del vostro Sovrano, interrompete i canti, deponete le coppe e guardatemi! Venite alla mia reggia, ospiti delle libagioni che vedono i miei resti imbanditi a cani e famigliari! Venite e guardate quale razza di predatori si riunisce sotto il mio tetto!

Io che fui Re, che fui il più valoroso! Io che nell’Ade sarei seduto al fianco di Aiace e di Achille invece sono qui! Prigioniero nel mio stesso palazzo, costretto a camminare sul mio stesso sangue! Costretto a gridare a questi vecchi, sordi alla mia grandezza e pronti solo a condannarmi! Sono qui a guardare mia moglie carezzare le mani di un traditore!

Sì, guardatela! Guardate con quale beffarda cura si adorna per la mia sepoltura! A che servono i profumi e il candido peplo quando la mia tomba sarà una fossa nei campi senza neanche il conforto del muliebre pianto? Osservatela sorridere mentre lavorando di scure recide gli arti al mio corpo! Una donna non dovrebbe amare le armi, con chi ho diviso il mio letto? Chi è questa Amazzone sanguinaria, questa folle Atalanta? Povero cugino mio, tu non sai che io non fui il primo uomo che ella conobbe! Non sai che stai raccogliendo gli avanzi di altri due uomini per il tuo letto! Non ti accorgi che non è rimasto nulla di cui pascersi? Non ti accorgi che ella è vuota come i tripodi nei giorni infausti? Che gli dei maledicano Leda e la sua stirpe fatale! Tra le loro cosce bianche un cimitero di eroi si intravede, vittime di strali più precisi di quelli di Apollo rapida mano! Dei perché mi beffate così? Perché mi costringete a guardare costui che si ciba di ciò che fu mio? Sto forse espiando la colpa di mio padre, quando preda della vendetta servì a suo fratello le carni dei figli?

Micene!

Guarda il tuo Re, la corona giace a terra, il cremisi strappato occupa il seggio dove io avrei dovuto riposare! Dieci anni ho atteso. Ho combattuto, ho insegnato la virtù ai figli di Danao e ho desiderato. Ho desiderato tornare in questa mia casa contaminata, a questa mia sposa pazza e bellissima, che non ha mai accettato il mio essere un Re. Ma cosa, ditemi, cosa potevo fare? Le navi dovevano partire, l’onore andava vendicato! Io presi sulle mie spalle la decisione per tutti gli Achei! Il Dio me l’ha imposto! Le leggi me lo hanno imposto! La mia gloria era nelle mani dei figli di Priamo, aveva nome Elena ed era la sposa rubata di mio fratello, cosa potevo fare se non seguire il mio destino? Clitemnestra non sa che il mio pugnale non scalfì mai il collo di Ifigenia ma quello di una giovane cerva, eppure mi odia. Mi odia perché sono come ogni Re deve essere, perché era mio diritto prendere schiave! Era mio diritto avere delle amanti! Lei stessa fu un bottino di guerra!

Ma già vedo da dove spira Borea giungere Oreste, la sua mano è pronta a colpire chi uccise così barbaramente suo padre, la spada lucente è affamata del sangue materno! Va’, figlio mio, riporta tua madre vicino al suo Re! Fa’ che il destino si compia e la maledizione dei miei avi continui! Oreste, frutto dei miei lombi, mano del fato. Ti attendo moglie mia, bella Clitemnestra dal seno di viola, e sarai di nuovo Regina al mio fianco.

 

*Il tono di Agamennone muta, si abbassa leggermente. Atteggiamento rassegnato.* 

Ecco, ecco che lo scempio è terminato. Il corpo  mutilato concima la terra nera, il sangue si asciuga sulle pietre calde di sole. Sciolto è l’ultimo nodo che mi legava a Micene.

A voi, eroi, attraverso il nero Stige vengo, io, Agamennone comandante di eserciti, indegno della vostra compagnia, ucciso non già dalla freccia guerriera ma dalla mano dell’amante ferita.

 

*Per la prima volta Agamennone guarda il pubblico spostando il suo sguardo sulle prime file e fissando ognuno, senza voltarsi a passi lenti indietreggia.* 

 Il file in versione scaricabile

L’affanno dell’esilio, tempo reo,
non mi toglie il consueto buonumore:
guardando i figli, vista in cui mi beo,
penso – ma in greco – «sono piezz’ ‘e core».

cucina, figli: ecco, mi ricreo.
Un telegramma scuote quel torpore:
«Riconciliomi teco. Vieni. Atreo».
Fràtemo, sintetico scrittore.

Parto. Toeletto i figli: sulla veste
ricca, addobbata, tutta crinolina
come carta oleata, occhiate meste.

Membra disperse, unite: e già declina
il sole, e Atreo mi abbraccia: «Caro Tieste!».
Un buon odore vien dalla cucina.

Ultima versione riscritta, compressa e ordinata del testo della fiaba, che presto diverrà sonora…

C’era una volta un re. No, anzi… No.
C’erano una volta due re. No, no, neanche così.
C’erano una volta due fratelli… Uhm, quasi!
C’erano una volta un re e suo fratello.
Il re si chiamava Atreo. Suo fratello era Tieste.

Un’antica maledizione gravava sulla famiglia: Tantalo, figlio di Zeus, capostipite dei Pelopidi, sfidò in epoca lontana gli dei. Uccise infatti colui che aveva generato,
continua a leggere, fai clic

Sono stata a una cena, ieri notte. Non so bene come ci sono finita: non so più se sono stata invitata ufficialmente, o se sono entrata di nascosto dalla porta di servizio. Perdonatemi: la verità è che non avrei dovuto stordirmi così tanto da non ricordare una cosa elementare come questa. Ma credetemi, non è una questione priva di senso. Perché questa cena era in una reggia: la reggia di Atreo e di Tieste. Atreo e Tieste sono fratelli. Adesso che la cena è finita, non so più se lo siano ancora. continua a leggere

Da Marcello: riscrittura della morte dei tre fratelli ad opera di Atreo

PS: Chi vuole fare ancora delle osservazioni…non faccia complimenti…

Qui Atreo, col sorriso benigno di chi è malvagio ma che al tempo stesso non vuole renderlo palese, trascinò con l’inganno continua la lettura

scarica il file .doc facendo clic qui

Nell’antico camerino di un teatro ligneo, proprio di fronte a uno specchio di lampadine, c’è un vecchio armadio abitato da due regali presenze. Dico che è un armadio, ma in realtà non lo è esattamente, perché è senza ante. Certo: lo sembra. Ma voi capite bene che l’assenza delle ante per un armadio è un po’ come l’assenza della porta in una casa, o come in questo caso, del portale in una reggia. Questa apertura, questo vuoto, è un invito per il nostro sguardo, se non addirittura una preghiera per la nostra cura. Le nostre mani continua a leggere l’articolo facendo clic qui

Disegnato da mio fratello, ecco Tantalo.
valeriaarkeo.
tantalov.jpg

Il laboratorio di Tecniche del Dramma antico riflette fin dai primi incontri di marzo sulla creazione collaborativa della comunicazione fra emittente e ricevente e, in termini di comunicazione artistica, sulla creativa collaborazione fra artista e pubblico. Le iniziative di Efialte sono progettate e prodotte come ponti mozzi, coi piloni solo da una parte, che aspettano un pubblico che li interpreti.
In vista di una manifestazione pubblica la illustre efialtea Castalia ha inventato, progettato, e realizzato un libro degli ospiti che raccolga i nomi degli intervenuti alla sagra della tragica storia dei Tiestìadi: a chiarire che gli ospiti sono parte della sagra e della ricetta ha dato al suo concettuale guestbook apparenza e realtà di ricettario. Chi mette il suo nome sul libro, si qualifica insieme come ospite, e come ingrediente. Prosit.

ricettario1.jpg

cucina1.jpg Facendo seguito a un primo abbozzo del 23 marzo e alla revisione del 27 Marzo, l’efialteo gianluigi ha completato il suo lavoro. kudos a: Soggetto, didascalie, contributo critico in allegato: Gianluigi Pala
Disegni: Salvatore Delogu
Il progetto (bozza di elementi formali-critici più storyboard vero e proprio) può essere scaricato qui come .pdf. Chi volesse vederlo pagina per pagina, può invece fare clic qui (note critiche alla fine).
I commenti sono vitali per la vita del progetto. Grazie.
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Prodotta da Marcello, una narrazione sull’omicidio dei Tiestiadi.

Qui Atreo trascinò con l’inganno i figli di Tieste: li aveva convinti che in quel bosco essi avrebbero incontrato il padre. Ignari dell’atrocità a cui sarebbero andati incontro seguirono lo zio e assieme a lui si inoltrarono nella foresta.
La paura che incuteva quel posto era enorme, ma il desiderio dei figli di rivedere il loro padre era più forte di ogni timore.
Ma, non appena Atreo ebbe raggiunto il luogo più adatto in cui scatenare la sua follia omicida e i nipoti chiedevano perchè si fossero fermati, Atreo fece finta di abbracciare amorevolmente il nipote che aveva più di tutti il volto smarrito: non appena la sua mano sfiorò il collo di Callileonte, la sua carezza si trasformò in una morsa violenta e Atreo, estratto un coltello, lo sgozzò. Il nipote più grande, Aglao, dopo un primo istante in cui il suo volto appariva in bilico tra stupore e terrore, di fronte a questo atto di inspiegabile brutalità, trovò da sè la forza di reagire, e cercò di immobilizzare lo zio afferrandolo da dietro.
Ma Atreo, con una mossa repentina, con lo stesso coltello con cui aveva sgozzato il suo nipote più piccolo, volse la lama dietro di lui e trafisse in pieno petto la sua seconda vittima.
Orcomeno, svanito ogni tentativo di salvezza, sebbene alla vista di questo orrendo spettacolo gli si sciogliessero il cuore, le membra e le gambe dalla paura, si diede alla fuga e corse finchè potè. Credeva di poter seminare lo zio, che sembrava indugiare sui corpi dei due nipoti uccisi, per assicurarsi che fossero effettivamente morti.
Ma niente, neppure l’insidiosità e i possibili ripari che la foresta offriva potevano fermare quella macchina mortale, i cui ingranaggi non avevano ancora portato a termine la carneficina: durante la sua ansimante e disperata corsa, Orcomeno inciampò in un’insidia tesa da Atreo che, nascosto in un cespuglio, attendeva.
Orcomeno cadde disteso a terra e lì rimase, supino, attendendo la sua incomprensibile punizione.
Atreo, estratta la sua spada, lo decapitò brutalmente, con la stessa forza con cui nel bosco la scure spacca la quercia, quasi volesse punire il nipote per avergli oppsto resistenza. Lo colpì due volte e su di lui aggiunse il terzo colpo che, soffiando fuori un violento getto di sangue, bagnò Atreo con un nero spruzzo di sanguina rugiada.
Raccolse la sua testa e la mise ancora sanguinante dentro a un sacco.
Gli legò i piedi ad una corda e con questa trascinò il suo corpo accostandolo a quello dei suoi fratelli defunti, che subirono la medesima mutilazione.

tiestini!Il laboratorio di Tecniche del dramma antico celebra oggi la fine della prima filiera produttiva. La pasticceria Puggioni ha realizzato un vassoio grande di «Tiestini» del laboratorio e li ha venduti TUTTI (ed è solo mercoledì). Il vassoietto piccolo in effigie (che come vedete presenta le due versioni dei Tiestini, con e senza braghette di cioccolata) è un dono della pasticceria al laboratorio.
Vengono qui citate le efialtee tamerlano (concept), castalia (source exploitation) e sofiace (outsourcing): gloria e onore produttivo.
i Tiestini ricordano l’inconsapevole sacrificio dei figli di Tieste, uccisi dal loro zio Atreo e imbanditi al padre in una zuppa.
____________ meowr.

Questo messaggio verrà presto aggiornato con i riferimenti a tutti i post precedenti sui biscotti-bambini. Le immagini possono essere ingrandite.

*** messaggio interno per i membri di TDA: Domani chi legge e passa in Dip. avrà il debito tiestino di guiderdone: se non trovate, chiedete alla Dott. Masala.

dsc00448.jpg

Ecco un esempio (mooolto breve) del lavoro di sabato…
Spero vi piaccia, anche se le musiche sono in via di sviluppo….
Clicca qui
….infatti pongo a pubblico giudizio un altro tentativo di musichetta che dovrebbe accompagnare un momento di tensione della fiaba: non a caso è intitolato Dirty

Per finire una nuova versione della fiaba: C’era una volta Zuppa!

Quezal

Caecilia fecit, Valeria telephonographavit
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Interpretate il giovane Èdipo e correte via dalla monotona vita alla corte di Pòlibo per entrare in un avventuroso mondo di déstini e contaminazione, di accecamenti e difficoltà all’anagrafe. Sperimentate cosa voler dire dover fare alla stessa donna il regalo per la festa della mamma e per l’anniversario di matrimono. Una documentata esplorazione delle possibilità date a Èdipo di sfuggire al suo destino: una vertiginosa esperienza di gioco in realtà virtuale 1d, e anche la prima coproduzione Efialte/Jag0: un gioco di ruolo gratis per i Tiestini del laboratorio TDA.

Inizia l’avventura. Ti chiami Èdipo e vivi a Corinto coi tuoi genitori Pòlibo e Mèrope, i re di Corinto. I tuoi genitori continua facendo CLIC QUI

Il progetto è descritto in questo post di marzo (leggi).
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Allora: marchio da bestiame, stile film western, con manico lungo, con stemma – vedete un po’ – un bambino/uomo senza testa. Da riporre in bacheca o su tavolo con cartellino esplicativo, del genere: “Capi di bestiame di proprieta tiestea”, o roba simile. (Eventualmente usarlo come timbro sui bambini, ma forse è di più difficile applicazione).

Cose da fare:

Cercare esempio di tali marchi, anche fotogramma di vecchio film.

Cercare di emularlo concretamente col materiale a disposizione.

Ho composto una musichetta che dovrebbe sostituire, lo so è un’eresia metterlo a paragone, il pezzo di Yann Tiersen della colonna sonora del “Favoloso mondo di Amelie”. Adesso vedo se riesco a collegarlo….
Clicca qui
Scrivo anche l’indirizzo, nel caso non funga il link:
http://www.splinder.com/mediablog/Quezal/media/11725386?context=album (copiatelo e incollatelo)

Quezal

Strepitoso!!!
Atterra su EFIALTE un lavoro teatrale originale prodotto da Cecilia Mariani (cecilia/sofiace nel laboratorio TDA).
È depositato nelle ‘pagine’ a destra, ma si legge anche facendo clic qui.

Ipotesti e risonanze: Gangs of New York – C. Debussy, Sirènes

Altre produzioni dentro efialte: C. Mariani, Prologo I (vedi)

faccio mia l’idea di realizzare una locandina dell’EVENTO con la tecnica del collage (o del de-collage, perché no?): i nostri volti o i nostri corpi fatti a pezzi sono la base: un pezzo per volta si costruisce un intero corpo di FRANKENSTEINIANA memoria che ci mette in gioco in prima persona. oppure, dato che si accettano anche fotomontaggi a tutte le ore, si potrebbero prendere delle nostre foto (una a testa, ma anche due, tre…) da smontare e rimontare a casaccio con un effetto di PICASSIANA memoria. scegliete il vostro lato migliore (o peggiore) e sorridete in camera, grazie! Pelopoli People. Pelopidi Brava Gente.

Riepilogo qui alcune idee di progetto. Le idee sono due e partono entrambe da una cosa chiamata GIOCHI DI RUOLO.

PRIMA IDEA.
creare un gioco di ruolo che abbia come tema la saga dei Pelopidi o uno dei miti in questione. i modelli sono due classici dei giochi di ruolo: il MONOPOLI e il GIOCO DELL’OCA. la via di mezzo si chiama, appunto, “PELOPOLI”. c’è un tabellone con un percorso da fare (inizio-fine). ci sono dadi da tirare per andare di casella in casella. il budget iniziale dei giocatori consiste in un intero corpo umano: vince chi ne esce VIVO (cosa IMPOSSIBILE) o IL PIU’ INTERO POSSIBILE. le caselle sono le varie tappe della storia (esempio:”Il bagno di Agamennone. Tira i dadi: se esce doppia coppia sei salvo, altrimenti perdi tutto il tuo sangue nella vasca. Trasfusione in vista.” oppure “Il banchetto degli dei. Tira i dadi: se esce doppia coppia salvi le scapole, altrimenti perdi una spalla e sazi così il divino appetito dei tuoi superiori.”). ci sono carte con IMPREVISTI e PROBABILITA’.
-IMPREVISTI: esempio: “Tieste ti ha invitato a cena. Hai accettato, ma per non finire affettato stai fermo un turno.”
-PROBABILITA’: esempio: “Hai vinto alla lotteria un paio di occhi nuovi di zecca. Abbine cura: ti saranno utili nel caso che il cuoco mettesse i tuoi nella minestra di Atreo.”
POSSIBILITA’ per i giocatori di finire o mandare gli altri nel BOSCO (PRIGIONE) con o senza passare dal VIA. POSSIBILITA’ per i giocatori di giocare il JOLLY di Cassandra, che porta JELLA agli altri facendoli avanzare di varie caselle, cioè nel loro FUTURO (esempio: “Avanza di quattro caselle” e magari la tappa successiva è “La rete di Clitennestra. Tira i dadi: se esce doppia coppia buchi la rete e te ne vai senza salutare, altrimenti fai la fine della zanzara e stai fermo un turno.”). POSSIBILITA’ per i giocatori di barattare gli organi vitali con gli altri concorrenti al mercato nero…e così via.

SECONDA IDEA.
fare in modo che la mostra/happening/installazione sia strutturata come un gioco di ruolo. entri che hai la testa vuota, ti fai un giro e, se tutto va bene, esci che hai comprato almeno un libro e hai perso la testa per l’”Orestea”. Senza contare che sei diventato un INGREDIENTE onorario del NOSTRO emerito RICETTARIO DI FAMIGLIA.

atreo3.jpgpic_youtubelogo_123×63.gifUn prodotto video del laboratorio!
Sotto licenza e (c) lego, Bionicle, BZPower, e con la proprietà intellettuale di autori, attori e tecnici. a colori, stereo, e gratis! aggiornato con video embedded. [[ascolta l'audio l'intera fiaba QUI/listen at the whole fairytale HERE]]
edited 14.04.07 – We noticed that BZPower members come to pay visit to our website. It’s our pleasure to offer them a google translation here
hoping you will enjoy that LEGO was translated to death in «I tie» (what the it. verb «lego» means).
I personaggi sono realizzati da Matoran Onknu e da Rabin, Toa of Electricity: i loro lavori sono visitabili su questo pezzo della community BZpower. Efialte’s thank goes to their work.
[informations in english about Efialte's laboratory are to be found here]

Rappresentazione malsana dello scempio che produce la TV sui bambini.

La televisione come mangiatrice delle menti dei bimbi. Mezzo di comunicazione che si contrappone, attraverso l’immagine, alla fantasia e alla creatività suscitata dalla lettura.

proto_pigotta.jpgcaecilia fecit.
Operazione di progetto: il laboratorio ritenne che i mitici bambini della sanguinosa antica fiaba prosègui la lettura

si può ascoltare qui la prima e qui la seconda parte del pilota della fiaba di Tieste e dei Tiestini del MulinoBecciu.

www.uploadhut.com/upload/462417.mp3

www.uploadhut.com/upload/462453.mp3
Grazie per i vostri commenti di feedback in caso di successo/insuccesso dell’ascolto.

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Versione pilota della fiaba sonora. Un prodotto originale del laboratorio TDA.
Nike Gagliardi – testo; Fernando Puggioni – voce; Matteo Bayre – realizzazione

si può ascoltare QUI (fate clic) la prima e QUI (fate clic) la seconda parte del pilota della fiaba di Tieste e dei Tiestini del MulinoBecciu.

prova qui!

Grazie per i vostri commenti di feedback in caso di successo/insuccesso dell’ascolto.

fso.jpgC’era una volta un re. No, anzi… No.
C’erano una volta due re. No no, neanche così.
C’erano una volta due fratelli… Uhm, quasi!
C’erano una volta un re e suo fratello.
Il re si chiamava Atreo. Suo fratello era Tieste.

Una vecchia maledizione gravava sulla loro famiglia: Tantalo, che era figlio di Zeus e capostipite di continua…

in seguito a un post di sofiace, Valeria, scava scava, ha fatto il bagno.
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sempre a proposito di pannelli e di fori e di pubblico che non sta più nella pelle dalla voglia di farsi fare le foto più terroristiche delle propria vita… prosègui

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allora: Atreo cucina i figli di Tieste, ma ne salva gli arti e le teste…e ciò che resta dell’ira funesta, non finisce comunque in minestra. idea: un pannello verticale con dei fori in corrispondenza di testa, mani e piedi. leggi, leggi…

la mia idea consiste nel creare almeno tre nicchie corrispondenti a tre personaggi chiave dell’Agamennone di Eschilo: Agamennone, Clitennestra, Cassandra leggi ancòra

Un post di «Arpaeolia» sul sito amico del gruppo teleté porta come il vento a primavera una frase di Carmelo Bene. Bene, la riporto:

Disintegrata è l’autorialità ecceduta leggi ancòra, dài!

Mi è piaciuta l’idea di Edgardo l’altra volta. Albero con attaccati oggetti che rappresentino i personaggi di questa casata invece che i nomi incisi. O meglio, nomi per i personaggi meno noti e oggetti per gli altri. Necessità di trovare simboli che siano sufficentemente comprensibili e su questo ho bisogno di aiuto. leggi ancora

Bambole mutilate, l’idea mi piace.

Bambole di stracci tipo famose pigotte ma grottesche. Materiali di recupero, fodera, imbottitura per cuscini, 4 punti di ago, avanzi di lana. Stasera proverò a farne una e portarla domani. Oppure vecchie bambole in plastica da mutilare manualmente. Possibilità di usarle come personaggi dello story-board o per fotoromanzo vai avanti a leggere

 

Possibili didascalie da storyboard per cortometraggio. Oppure traccia di soggetto per fumetto o racconto. Non penso possa essere adattato per opera teatrale.

 

Tra le altre chiavi: uomo che si è sostituito al fato e agli dei, modernità, uomini artefici del proprio destino.

 

Onestà verso se stessi: la madre segue il suo istinto e quello che è, nel bene e nel male.

 

Potere potenziale futuro della scienza nel cambiare quello che, qualsiasi cosa significhi, è l’essere umano.

 

 

Storyboard

Scena 1

1) Futuro. Sala conferenze privata di una multinazionale farmaceutica; tra i progetti sperimentali principale obiettivo – séguita>

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Produzione di biscotti a forma di bambini con in allegato piccola fiaba terribile, racconto dal Tieste o altro…
Un’altra possibilità è offrire i biscotti ad un eventuale pubblico prima di una vera e propria rappresentazione: far entrare chi guarda nella rappresentazione. Idea di COMUNIONE.

Ho creato delle formine in cartone che potrebbero essere facilmente realizzate anche in terracotta.

Siccome non avevo tempo per produrre ho riesumato, nello specifico 2 mie poesie del 2005 che facevano parte di una serie si esperimenti che avevo chiamato “L’epica Moderna”. Ovviamente non sono Neruda ma questo lo avete già visto quindi accetterò qualsiasi critica fuorchè quelle dirette contro il mio tagli di capelli! =)

“Lamento di Tantalo” 25-4-05
Desiderai
ciò che non avevo.
Offrii séguita

atreocucina

Solo EFIALTE pubblica in anteprima il tessuto di Filomela!
vedi qui lo straordinario reperto

Una installazione (h. 2,50) in polistirolo sagomato a tasselli di puzzle o ricoperto da pattern-puzzle. La spalla sinistra manca.
Abbinamento: la scatola-gioco del «Pelopuzzle», il primo puzzle che manca di un pezzo.
L’installazione è pop-art, il gioco è puro dada e Duchamp.

Questo post contiene una riscrittura originale del prologo del «Tieste» di Seneca. La riscrittura è finalizzata alla messa in scena. Testo originale protetto da copyright. Benvenuti i commenti.
Una forte luce bianca. Tre porte sullo sfondo coperte da tende nere. Un grosso uomo bianco, come se fosse fatto di gesso, è seduto sopra una grossa palla di gomma in mezzo alla scena: è fermo, fisso, roccioso, una statua dormiente. prosegue