Questo post contiene una riscrittura originale del prologo del «Tieste» di Seneca. La riscrittura è finalizzata alla messa in scena. Testo originale protetto da copyright. Benvenuti i commenti.
Una forte luce bianca. Tre porte sullo sfondo coperte da tende nere. Un grosso uomo bianco, come se fosse fatto di gesso, è seduto sopra una grossa palla di gomma in mezzo alla scena: è fermo, fisso, roccioso, una statua dormiente. Ha le caviglie legate, le braccia incrociate sul petto e legate dietro la schiena da una specie di camicia di forza, e se ne notano bene gli occhi chiusi cerchiati di nero. È l’OMBRA DI TANTALO. Un coro di voci ne scandisce il nome: il coro è stonato, spezzato, lontano, con note casuali di strumenti indistinti. Ecco che L’OMBRA si scuote, si muove a scatti, come per liberarsi dal fastidio di un insetto che gli ronza attorno alla testa. Una figura femminile, la FURIA, compare nella porta centrale. Si avvicina piano, un passo alla volta, all’OMBRA, che è come in preda a strane convulsioni.

LA FURIA Tantalo!

OMBRA DI TANTALO Chi…?

LA FURIA Tantalo!

OMBRA DI TANTALO Chi mi chiama? Chi chiama…

LA FURIA Tantalo! (cerca di afferrare gli sfuggenti capelli dell’OMBRA)

OMBRA DI TANTALO Chi mi cerca? Chi mi vuole? Chi mi strappa dalla reggia dei morti?

LA FURIA Povero Tantalo! Ti sei forse già dimenticato di colei che ti spinse a commettere i tuoi odiosi crimini? Ti sei forse già dimenticato della temibile divinità che ha mandato in rovina te, un semidio? Non pronuncia più il mio nome, la tua avida bocca, da che nuoti negli abissi infernali?

OMBRA DI TANTALO Negli abissi infernali la mia avida bocca cerca di prendere cibi sempre troppo vicini e troppo lontani. Negli abissi infernali la mia avida bocca cerca di bere acque che scivolano via al tocco delle sue labbra. Negli abissi infernali la mia avida bocca non ha più pena di maledire gli dei, e mastica la sua stessa lingua.

LA FURIA Dimentica pure la tua lingua, Tantalo. Apri gli occhi, adesso, e guarda: hai già dimenticato anche questa reggia?

OMBRA DI TANTALO (apre gli occhi e si guarda attorno ruotando il busto e la testa) La mia reggia! Chi mai…? (cerca di ruotare su se stesso per vedere chi sia la presenza che gli parla, ma la FURIA gli sfugge di continuo) Chi mi fa vedere la reggia che in vita vidi per mia maledizione? Perché tutto questo? Perché portare Tantalo nella sede dei suoi delitti? Si è forse trovato di farmi patire di peggio della sete che mi brucia in mezzo all’acqua o della fame che non mi fa chiudere la bocca? (cade per il troppo dimenarsi, e rimane a terra a lottare con la sua prigione) Finirò forse schiacciato dalle rocce? Finirò stritolato dalla ruota di tortura? O finirò forse con un largo squarcio nel ventre, con uccelli neri a strapparmi le viscere, notte e giorno, io, un lauto pasto per mostri eterni, io, che non sono mai sazio della mia fame? A quale strazio sono destinato? A quale nuovo strazio è destinato Tantalo?

LA FURIA Tu deliri, Tantalo. Il tuo cuore, adesso, sembra essersi fatto mortale: sei preda della paura.

OMBRA DI TANTALO Chi c’è? Chi cerca Tantalo? Questo pregare invano è già il mio nuovo supplizio? Se esiste un custode delle ombre, chiunque esso sia, un custode che decreti nuovi supplizi per i dannati, se è vero che i miei supplizi possono farsi ancora più crudeli, allora chiedo che trovi qualche cosa che faccia orrore anche al custode del carcere eterno, e che faccia orrore a me per primo!

LA FURIA (avvicina il suo viso a quello dell’OMBRA, che solo ora comprende) Più orrore del tuo stesso sangue?

OMBRA DI TANTALO Voi!

LA FURIA Io!

OMBRA DI TANTALO Voi sapete che dal mio sangue è nata una razza che farà cose tali che io sembri un innocente, e che oserà ciò che non fu mai osato. Lo sapete, e sapete che ne siete la causa prima. Sapete che se ci sono posti vuoti, nell’empia dimora, allora saremo io e la mia stirpe a riempirli. Sapete che finché durerà la razza di Pelope, ci sarà sempre lavoro per Minosse. Cosa volete ancora dai miei penati? Cosa vi aspettate da me?

LA FURIA Mi aspetto che tu li scateni, i tuoi odiosi penati, ombra che sei, detestabile! Che facciano a gara nei delitti, spada contro spada, a chi tocca. Non ci sia freno all’odio e all’ira e non ci sia pudore: il furore più cieco aizzi gli animi, la rabbia dei padri si prolunghi e la lunga catena dell’infamia giunga ai figli, e dai figli raggiunga i nipoti. Che nessuno abbia il tempo di pentirsi dei suoi delitti, e che i delitti si chiamino l’un l’altro, e non uno alla volta, e che il crimine, proprio mentre lo si punisce, diventi ancora più grande. Mi aspetto che lo scettro cada di mano ai fratelli superbi e si offra a quelli errabondi, che la fortuna di questa famiglia violenta oscilli incerta tra incerti re, che il potente si faccia miserabile, il miserabile potente, e che il capriccio della sorte scuota il regno in una tempesta senza fine. Mi aspetto che esiliati per i loro delitti, cadano di nuovo negli stessi delitti, se mai un dio gli ridarà la patria, e che siano odiosi a tutti, ma soprattutto a se stessi. Mi aspetto che non ci sia cosa che appaia proibita alla loro collera: fratello sia terrore del fratello, padre del figlio, figlio del padre. Sia infame la morte dei figli, ma peggiore sia la loro nascita. La sposa sia minaccia per lo sposo, portino la guerra oltre i mari, scorrano mari di sangue su tutte le terre. Mi aspetto che la lussuria e la libidine esultino vittoriose sui grandi signori delle genti, e che in questa famiglia senza dio muoia ogni parvenza di fede. Neanche il cielo resterà immune dei vostri misfatti! Perché continuano a brillare le stelle? Perché le loro fiamme conservano al mondo l’antico splendore? Venga notte profonda, scompaia la luce da tutto il cielo. Scatena i tuoi penati, evoca odi e stragi e funerali, riempi di te tutta la casa, Tantalo. La reggia si prepara, è già pronta, aspetta solo il tuo arrivo, la tua venuta.(l’OMBRA, che cerca sempre di liberarsi, prende a strisciare verso il proscenio) Il delitto che fu in Tracia sta per rinnovarsi, ma le vittime saranno di più. Il delitto che mise fine alla vita di Pelope, tuo figlio, il tuo delitto, Tantalo, si ripeterà con nuovi attori, Perché la mano di Atreo non ha ancora colpito a morte? Tieste non piange ancora i suoi figli: quando dunque li prenderà con sé? Quando? Il fuoco è già sotto la caldaia, ecco la schiuma, ecco le membra dei figli che si staccano a brandelli, ecco le carni cotte per il banchetto del padre. Sangue profani il focolare dello zio, le mense vengano imbandite. Sarai convitato a un delitto che per te non è nuovo, Tantalo. Ti ho concesso un giorno di libertà, e per questo convito ho sciolto da ogni divieto la tua fame. Rifatti adesso del tuo lungo digiuno! Apri pure la bocca, e apri bene gli occhi, perché davanti ai tuoi occhi si berrà sangue misto a vino. È un banchetto, quello che ho inventato, che farebbe orrore anche a te. (mentre LA FURIA parlava, l’OMBRA è arrivata al proscenio, e ha tutta l’intenzione di lasciarsi cadere dal palcoscenico) Fermati, dove vuoi precipitarti?

OMBRA DI TANTALO Verso i fiumi e le paludi infernali, verso le acque che mi beffano, verso l’albero carico di frutti che sfiorano appena le mie labbra. Fa che io torni nel buio giaciglio del mio carcere, fa pure che io muti sponda, se ti sembra che la mia pena sia lieve. Che io sia abbandonato nel mezzo delle acque infernali, e assediato dalle onde di fuoco! Dico a te, chiunque tu sia, che sei condannato a patire il castigo per l’eterna legge, a te che giaci tremebondo sotto una rupe minacciosa e ne temi subito il crollo, a te che sei stretto in catene e tremi alle fauci di famelici leoni, a te che rabbrividisci a una schiera terribile di Furie, a te che sei già consunto dalle fiamme e cerchi di allontanare le torce che vengono scagliate su di te, ascolta, ascoltate voi tutti la voce di Tantalo che corre a cercare pace tra di voi! Abbiate fede in chi ha provato di persona: tenetevi care le vostre pene!

LA FURIA Sono le tue pene, Tantalo, che ti tengono caro. È per questo che ora ti chiamano dal mondo dei morti. Ma non tarderai a farci ritorno, se è questo che ti preoccupa.

OMBRA DI TANTALO Quando? Quando mi sarà dato di lasciare il mondo dei vivi?

LA FURIA Non prima che tu abbia sconvolto la tua casa, portato con te la guerra e l’amore scellerato delle armi. Non prima che i cuori dei re siano posseduti dalla follia.

OMBRA DI TANTALO No, mai! È giusto che io patisca il castigo, non che io sia il castigo.

LA FURIA Tu sei castigato, tu porti castigo, Tantalo.

OMBRA DI TANTALO È così, dunque? Dunque vengo scagliato, io, l’avo, come un mefitico miasma, come una peste contro la mia discendenza?LA FURIAÈ il tuo destino, Tantalo.

OMBRA DI TANTALO No, non ti darò retta, e non tacerò. Non tacerò, nemmeno per il grande padre degli dei e padre mio, mio, sì, anche se mi ha in odio, non tacerò, dovesse venire straziata la mia lingua empia. Li avviserò io, solennemente, li ammonirò: dirò loro di non macchiare le loro mani con una strage sacrilega, di non contaminare gli altari con delitti degni delle Furie! Tantalo parlerà, impedirà il misfatto… (la FURIA lo prende finalmente per i capelli e lo trattiene)

LA FURIA Tantalo obbedirà al suo destino. Pagherà. Non smetterà mai di pagare.

OMBRA DI TANTALO Perché? Perché la ridestate, questa fame che mi sta confitta nel midollo? Voi sapete che il mio petto brucia, morso dalla sete, che una fiamma guizza tra le mie viscere riarse. Voi sapete chi è Tantalo! Abbiate pietà di lui… pietà.

LA FURIA Seguimi, Tantalo. Segui la mia volontà.

OMBRA DI TANTALO Eccomi, vi seguo.

La FURIA libera l’OMBRA DI TANTALO dalla palla di gomma che gli imprigiona le gambe e scioglie il nodo che gli legava le braccia dietro la schiena. La FURIA prende in mano la sfera e la offre a TANTALO perché la prenda tra le mani libere.

LA FURIA Questo tuo furore, o Tantalo, spandilo per tutta la casa. (TANTALO prende la sfera tra le mani lasciando sulla superficie bianca tracce di una sostanza scura) Così! Bene! Così! Che tutti ne siano travolti e, nell’odio, l’uno dell’altro abbia sete di sangue. (le tende nere appese alle porte sono mosse da fruscii, e il coro dolente di voci e suoni comincia a farsi nuovamente sentire) Basta ora! Basta così! Questa casa ha sentito la tua presenza, Tantalo, e ha tremato al tuo contatto. Basta, dunque! (la FURIA prende la sfera dalle mani di TANTALO) Adesso puoi tornare agli abissi infernali, ai fiumi e alle paludi che conosci: questa terra non sopporta già più la tua presenza, e i nobili Argivi hanno già paura dell’antica sete. Lo stesso Sole esita se debba o non debba ordinare al morente giorno di seguirlo.

La luce si è fatta rossa, e il coro di voci e suoni si perde in lontananza. LA FURIA lascerà cadere la palla sporca sul palcoscenico. La palla rotolerà in platea, e LA FURIA resterà immobile nella sua posizione, in attesa del buio. L’OMBRA DI TANTALO, nel frattempo, si è raggomitolata su se stessa, inutile. Un ticchettio di orologio è l’ultimo suono distinto.