Dal Dizionario d. Civiltà Classica (Rizzoli Mi 1993), s.v.: Figlio di Pèlope e di una ninfa. Fu ucciso dai fratellastri Àtreo e Tieste per ordine della loro madre e sua matrigna Ippodamia, gelosa dei favori di cui egli godeva presso Pèlope e timorosa che a lui sarebbe toccata la successione al trono. Secondo una diversa tradizione C., bellissimo giovinetto, sarebbe stato al centro di un rapimento: da una parte di Zeus o, più comunemente, da parte di Laio, che si era innamorato di lui quando, esule da Tebe, era ospite alla corte di Pèlope; in quest’ultima versione C. per la vergogna si uccideva e Pèlope scagliava allora la maledizione secondo cui egli sarebbe stato ucciso dal proprio figlio, mentre contro i tebani, che non punivano la colpa di Laio, Hera mandò la Sfinge. Esiste anche una versione contaminata delle due tradizioni, secondo la quale C. segue Laio a Tebe e successivamente, ricondotto da Pèlope con la forza in patria, viene là ucciso dai fratellastri.

da Kerényi II cap. 10 su “Edipo”
Crisippo «dai cavalli d’oro», figlio di Pelope.
Fu rapito da Laio, che si era innamorato di lui (Euripide, Crisippo). Questo rapimento segna l’invenzione dell’amore omosessuale. Nella sua qualità di amico e ospite di Pelope, Laio insegnava al bel ragazzo a guidare il cocchio.
Dal ratto di Crisippo nasce il fatale destino di Laio e della sua progenie. «La maledizione di Pelope accompagnò il rapitore del ragazzo: egli non avrebbe dovuto mai avere un figlio e, se ne avesse avuto uno, questi avrebbe ucciso il padre» ().