fso.jpgC’era una volta un re. No, anzi… No.
C’erano una volta due re. No no, neanche così.
C’erano una volta due fratelli… Uhm, quasi!
C’erano una volta un re e suo fratello.
Il re si chiamava Atreo. Suo fratello era Tieste.

Una vecchia maledizione gravava sulla loro famiglia: Tantalo, che era figlio di Zeus e capostipite di tutta la famiglia, offrì agli dei, dopo averle cucinate, le carni del figlio Pelope. Per questo, fu condannato a patire in eterno sete e fame.
Tieste e Atreo erano suoi discendenti.

Per timore che Tieste gli volesse sottrarre il trono, Atreo mise in atto un terribile piano.

Nella reggia, dietro un’enorme sala , c’era un sentiero segreto che portava a una valle profonda. Qui si trovava un antichissimo bosco con alberi di ogni tipo: folti tassi, svettanti cipressi e un’ enorme quercia che tutto sovrastava ai cui rami erano appesi ogni tipo di trofei dei crimini di questa famiglia.

Era questo un bosco pauroso, dove gemevano gli dei della morte e si aggiravano fantasmi inquieti e, qualche volta, si udiva un terribile triplice latrato. All’improvviso, si materializzavano giganteschi mostri e gli alberi più grandi bruciavano senza fuoco.

Qui Atreo trascinò i tre figli di Tieste .

“Zio, mio re, dove ci porti?”
“Venite con me, non indugiate. Faremo una sorpresa a vostro padre”
“Non so perché ma tutto il corpo trema. Zio, che terribile luogo è mai questo?”
“E’ un luogo sacro, celebreremo un sacrificio in onore del nostro grande antenato, Tantalo”
“Dov’è nostro padre? Ho paura, non voglio venire.”
“Obbedite. Tenete stretta la mia mano. Un bellissimo regalo attende vostro padre. Gli imbandiremo un grandioso banchetto, come oggi non se ne vedono più.”
“Il cuore si rifiuta, è atterrito.Che sta succedendo?”
“ Non indugiate! Farò passare a mio fratello la voglia di sottrarmi il regno! Di rubarmi ogni cosa! E voi… Be’, voi mi aiuterete!”
“Dov’è che ci trascini? Non voglio seguirti! Ho terrore di te e della tua stretta. Lasciaci andare!Zio! Atreo! No!”
“Vi legherò per bene le mani dietro la schiena e ornerò di bende le vostre fronti… Così! Oh che bellezza! Tutto del rito dev’essere rispettato! Vostro padre, che vi ama tanto, sarà finalmente felice di non potersi più separare dai vostri corpi! AhAhAh!”

Il primo lo sgozzò. Il secondo lo decapitò. Il terzo lo trafisse.
Malvagio, sporcandosi di sangue, li fece a pezzi e li cucinò.

Imbandì con le carni dei nipoti un sontuoso banchetto per Tieste che, per finta,aveva invitato a condividere il trono.

Ah! Pensare che proprio i figli l’avevano convinto ad accettare!

Il re aveva organizzato una festa coi fiocchi: gli ospiti erano numerosi, intorno dolci profumi di spezie e colori sgargianti che si riflettevano su coppe d’oro.
Durante la cena Tieste mangiò, mangiò, mangiò fino a gonfiarsi lo stomaco .
Mangiava e nel mentre beveva fiumi di vino come solo i re sanno e possono fare. Atreo lo guardava e sogghignava.
Ma Tieste non era contento: voleva avere con sé i propri figli. Disse ad Atreo di farli chiamare.

“Fa conto che siano qui, tra le braccia paterne” rispose Atreo, “ti darò i volti che reclami : non temere, ne sarai sazio!” Così, gli fece portare le teste dei figli, unica parte rimasta intera.

Tieste inorridì. Subito chiese: “Dove sono i corpi? Oh, lasciameli seppellire! O sono già preda di fiere e avvoltoi?”
“I tuoi figli li hai divorati tu, nel tuo sacrilego pasto.Ecco ciò che ne rimane” disse il crudele Atreo gettandogli addosso i resti della propria prole “Riprendili con te. Non sei contento? Non hai fatto altro che cercarli… Tantalo! Plistene! E il più piccolo, il fanciullino! Eccoli qua! Rallegrati, ora! Baciali, dividi tra loro i tuoi abbracci!Sei tu il loro sepolcro”
E il povero padre:“Oh chi ha mai visto un delitto così?Dammi la spada perché possa liberarmi da questa atrocità. Non me la dai? Io, il padre, gravo sui miei figli e i miei figli gravano su me…..Che colpa avevano i miei figli?”
“Di essere tuoi” rispose Atreo.

“A far vendetta verranno gli dei. I miei voti ti consegnano a loro, per il castigo”.

Con queste parole Tieste maledisse la discendenza di suo fratello e fuggì via.
Un infelice destino si preparava per gli Atridi.