Un’amica mi segnala una fiaba che forse può tornarci utile.
Inizia così:

Cecino e il bue

Una donna faceva cuocere dei ceci. Passò una povera e ne chiese una scodella in elemosina. -Se li do a voi, non li mangio io!- disse la donna . Allora la povera le gridò contro:- Che tutti i ceci nella pentola vi diventino figli!- e se ne andò.
Il fuoco si spense e dalla pentola, come ceci che bollono, saltarono fuori cento bambini, piccoli come chicchi di cece e cominciarono a gridare:- Mamma ho fame! Mamma ho sete!Mamma prendimi in collo!- e a spergersi per i cassetti, i fornelli, i barattoli. La donna, spaventata, comincia a prendere questi esserini, a ficcarli nel mortaio e a schiacciarli col pestello come per farne la purea di ceci. Quando credette d’averli ammazzati tutti, si mise a preparare il mangiare per il marito. Ma pensando a quel che aveva fatto, le venne da piangere, e diceva : – Oh, ne avessi lasciato in vita almeno uno; ora mi aiuterebbe, e potrebbe portare da mangiare a suo padre in bottega!
Allora si sentì una vocina che diceva: – Mamma, non piangete, ci sono ancora io!- Era uno dei figliolini, che s’era nascosto dietro il manico della brocca e s’era salvato.
La donna fu tutta felice:- Oh, caro, vieni fuori, come ti chiami?
-Cecino,- disse il bambino scivolando giù per la brocca e mettendosi in piedi sul tavolo. (…)

Cecino e il bue (fiaba fiorentina), Fiabe Italiane, Italo Calvino