Prodotta da Marcello, una narrazione sull’omicidio dei Tiestiadi.

Qui Atreo trascinò con l’inganno i figli di Tieste: li aveva convinti che in quel bosco essi avrebbero incontrato il padre. Ignari dell’atrocità a cui sarebbero andati incontro seguirono lo zio e assieme a lui si inoltrarono nella foresta.
La paura che incuteva quel posto era enorme, ma il desiderio dei figli di rivedere il loro padre era più forte di ogni timore.
Ma, non appena Atreo ebbe raggiunto il luogo più adatto in cui scatenare la sua follia omicida e i nipoti chiedevano perchè si fossero fermati, Atreo fece finta di abbracciare amorevolmente il nipote che aveva più di tutti il volto smarrito: non appena la sua mano sfiorò il collo di Callileonte, la sua carezza si trasformò in una morsa violenta e Atreo, estratto un coltello, lo sgozzò. Il nipote più grande, Aglao, dopo un primo istante in cui il suo volto appariva in bilico tra stupore e terrore, di fronte a questo atto di inspiegabile brutalità, trovò da sè la forza di reagire, e cercò di immobilizzare lo zio afferrandolo da dietro.
Ma Atreo, con una mossa repentina, con lo stesso coltello con cui aveva sgozzato il suo nipote più piccolo, volse la lama dietro di lui e trafisse in pieno petto la sua seconda vittima.
Orcomeno, svanito ogni tentativo di salvezza, sebbene alla vista di questo orrendo spettacolo gli si sciogliessero il cuore, le membra e le gambe dalla paura, si diede alla fuga e corse finchè potè. Credeva di poter seminare lo zio, che sembrava indugiare sui corpi dei due nipoti uccisi, per assicurarsi che fossero effettivamente morti.
Ma niente, neppure l’insidiosità e i possibili ripari che la foresta offriva potevano fermare quella macchina mortale, i cui ingranaggi non avevano ancora portato a termine la carneficina: durante la sua ansimante e disperata corsa, Orcomeno inciampò in un’insidia tesa da Atreo che, nascosto in un cespuglio, attendeva.
Orcomeno cadde disteso a terra e lì rimase, supino, attendendo la sua incomprensibile punizione.
Atreo, estratta la sua spada, lo decapitò brutalmente, con la stessa forza con cui nel bosco la scure spacca la quercia, quasi volesse punire il nipote per avergli oppsto resistenza. Lo colpì due volte e su di lui aggiunse il terzo colpo che, soffiando fuori un violento getto di sangue, bagnò Atreo con un nero spruzzo di sanguina rugiada.
Raccolse la sua testa e la mise ancora sanguinante dentro a un sacco.
Gli legò i piedi ad una corda e con questa trascinò il suo corpo accostandolo a quello dei suoi fratelli defunti, che subirono la medesima mutilazione.