Da Marcello: riscrittura della morte dei tre fratelli ad opera di Atreo

PS: Chi vuole fare ancora delle osservazioni…non faccia complimenti…

Qui Atreo, col sorriso benigno di chi è malvagio ma che al tempo stesso non vuole renderlo palese, trascinò con l’inganno e con parole ammalianti i figli di Tieste: li aveva convinti che in quel bosco essi avrebbero incontrato il padre. Ignari dell’atrocità a cui sarebbero andati incontro seguirono lo zio e assieme a lui si inoltrarono nella foresta.

La paura che incuteva quel posto era enorme, ma il desiderio dei figli di rivedere il loro padre era più forte di ogni timore.

Del resto, giovani com’erano, inconsapevoli, inesperti delle travagliate vicende che avevano diviso i due fratelli, come potevano immaginare che una figura così familiare come lo zio, per giunta re, potesse trasformarsi nel più terribile degli assassini e macchiarsi dei più orrendi delitti?

Ma, non appena Atreo ebbe raggiunto il luogo più adatto in cui scatenare la sua follia omicida, nel suo viso si disegnò un sorriso malvagio, come capita a chi sta pregustando una tanto desiderata rivincita a scapito di qualcun altro. I nipoti, disorientati, in una palese situazione di disagio, ma non ancora consci di ciò che può passare nei meandri della mente di un gran dissimulatore quale era Atreo, o di un qualsiasi re, impegnato a restaurare ad ogni costo la sua autorità, i nipoti dunque, chiesero perché si fossero fermati. Atreo fece finta di abbracciare amorevolmente il nipote che più di tutti aveva il volto smarrito: non appena la sua mano sfiorò il collo di Callileonte, la sua carezza si trasformò in una morsa violenta e Atreo, estratto con l’altra mano un coltello, lo sgozzò.

Solo in quel momento i cuori e i volti dei tre fratelli conobbero lo sgomento.

Atreo agiva quasi in preda a un furore incontrollabile, la sua mente era permeata completamente dal desiderio di vendetta, così radicata in lui che gli offuscava la vista, così velata dall’odio che il re solo non vedeva il sangue scorrere.

Il nipote più grande, Aglao, dopo un primo istante in cui il suo volto appariva in bilico tra stupore e terrore, di fronte a questo atto di inspiegabile brutalità, trovò da sé la forza di reagire, e cercò di immobilizzare lo zio afferrandolo da dietro.

Nella reazione di Aglao Atreo vide messo in atto con la stessa tenacia, la stessa determinazione e la stessa rabbia il tentativo del fratello Tieste di abbatterlo ed eliminarlo: Atreo trovò ancor di più la motivazione a portare a termine ciò che aveva cominciato. Se inizialmente la follia omicida offuscava la sua ragione ed erano le passioni della vendetta a prevalere sulla razionalità, inducendolo a sacrificare, per il potere e l’ambizione, i suoi stessi nipoti, ora è la sua mente, fredda e calcolatrice che si serve della follia: Atreo, con una mossa repentina, con lo stesso pugnale con cui aveva sgozzato il nipote più piccolo, volse la lama dietro di lui e trafisse in pieno petto la sua seconda vittima.

Orcomeno, sentendosi ormai perduto, nonostante alla vista di quei delitti, a cui assisté di sale, gli si sciogliessero il cuore, le membra e le gambe, svanito ogni tentativo di salvezza, si diede alla fuga e corse finché poté. Credeva di poter seminare lo zio, che, senza fretta, sembrava indugiare sui corpi dei due nipoti uccisi, per assicurarsi che fossero effettivamente morti.

Ma niente, neppure l’insidiosità e i possibili ripari che la foresta offriva potevano fermare quella macchina mortale, i cui ingranaggi non avevano ancora portato a termine la carneficina: durante la sua ansimante e disperata corsa, resa ancor più difficile dall’immagine di quel sangue che sembrava offuscargli gli occhi, Orcomeno inciampò in un’insidia tesa da Atreo che, nascosto in un cespuglio, aspettava.

Orcomeno cadde disteso a terra e lì rimase, supino, attendendo la sua incomprensibile punizione. Era troppo tardi…i suoi occhi fissarono le polverose foglie secche sparse nel suolo. Rami. Terra. I piedi di Atreo. La sua mente alla fine vide solo la notte e forse la morte.

Atreo esitò: un nipote pauroso e dunque vile come Orcomeno non avrebbe certo ostacolato o recato alcun disturbo allo zio, ma Atreo ritenne opportuno non fidarsi e prese la misura che gli parve conveniente, sacrificando anche l’ultimo familiare, nel timore che questi, un giorno avrebbe vendicato il padre. Ad ogni modo, per il potere, un re deve essere disposto a pagare qualsiasi prezzo.

Atreo, estratta la sua spada, lo decapitò brutalmente, con la stessa forza con cui nel bosco la scure spacca la quercia, quasi volesse punire il nipote per avergli opposto resistenza. Lo colpì due volte e su di lui aggiunse il terzo colpo che, soffiando fuori un violento getto di sangue, bagnò Atreo con un nero spruzzo di sanguigna rugiada.

Raccolse la sua testa e la mise ancora sanguinante dentro a un sacco.

Gli legò i piedi ad una corda e con questa trascinò il suo corpo accostandolo a quello dei suoi fratelli defunti, che subirono la medesima mutilazione.