capitta.jpgAlberto Capitta, romanziere, drammaturgo, regista e attore incontra il laboratorio di “Tecniche del Dramma Antico” per parlare di scrittura. L’incontro è operativo, allegro e pubblico, e avverrà Giovedì 10 Maggio 2007 alle ore 11 nell’Aula H della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari.

Questo messaggio viene replicato per ricordare l’evento.
(diritti della foto – libreria Odradek – Sassari)
Ecco alcune delle domande che verranno (forse) poste allo scrittore sassarese:

– Ipotizziamo che l’unica copia esistente di un suo lavoro vada perduta: la perdita in sé e l’eventuale lavoro di scrittura sostitutiva sarebbe per lei una
maledizione o una benedizione?

– la scrittura (e la lettura) sono per lei una faccenda più “fisica” o
più “mentale”?

– Sassari ha un importante ruolo come teatro di molte vicende nel suo romanzo d’esordio. La scoperta di Sassari come città letteraria, città narrabile, è un fatto relativamente nuovo, che non rimonta ad anni precedenti “Procedura” di Salvatore Mannuzzu. Ci aiuta a leggere la nostra città, con l’implausibile metrò, la desolata zona industriale, il centro storico eternamente sospeso tra dannazione e rinascita, con gli occhi del narratore?


– cosa pensa degli scrittori senza scuola? vale a dire: cosa pensa
delle scuole di scrittura?

– in «Creaturine» la scrittura ha un ruolo narrativo, è uno dei personaggi. Nomi, parole, tatuaggi, libri promuovono la vicenda narrativa. Questo passaggio dalla scrittura della vita, sulla vita, alla scrittura sulla scrittura, avviene in modo consapevole?

– se è vero che la scrittura serve a esteriorizzare il nostro paesaggio
interiore, si tratta di comunicarlo più a noi stessi o più agli altri?
ovvero: se chi scrive per mestiere è tenuto a tenere conto del
pubblico, di che percentuale si tratta?

– non conosco il suo teatro: è un teatro più di corpo o più di parola?
cioè: che teatro la convince maggiormente?

– mi dica almeno un suo modello, se non di vita, di scrittura.

– ha definito la (sua) Sardegna una miniera di visioni: sarebbe stato
meno visionario, come scrittore e come uomo, se fosse nato in un’altra
terra?