Ultima versione riscritta, compressa e ordinata del testo della fiaba, che presto diverrà sonora…

C’era una volta un re. No, anzi… No.
C’erano una volta due re. No, no, neanche così.
C’erano una volta due fratelli… Uhm, quasi!
C’erano una volta un re e suo fratello.
Il re si chiamava Atreo. Suo fratello era Tieste.

Un’antica maledizione gravava sulla famiglia: Tantalo, figlio di Zeus, capostipite dei Pelopidi, sfidò in epoca lontana gli dei. Uccise infatti colui che aveva generato,
il povero figlio Pelope e con le sue carni imbandì un infausto banchetto.
Fame e sete eterne furono la sua condanna.

Molte generazioni più tardi, un infelice destino era in agguato anche per Tieste ed Atreo…

Tempo prima, ahimè, Atreo, in viaggio per mare, aveva notato un improvviso bagliore fra le onde. Poi, sfidando il mare con lo sguardo, siera reso che non si trattava di un bagliore bensì di una creatura bellissima.
L’aveva raccolta ed era una giovane donna e il suo nome era Erope.
Il re non aveva potuto non portarla con sé e farne la sua regina,
Dall’altra parte del mare, lo attendevano la reggia , suo fratello e un ritorno che pareva sereno.
Sfortunatamente, anche il cuore di Tieste non resse alla vista commovente della fanciulla incoronata d’alghe e coralli. Con lusinghe e manciate di dolcezza e parole luccicanti come gioielli, riuscì a rubarle un pezzetto d’amore.
Furibondo, Atreo si accorse del tradimento.. La spinosa pianta dell’Ira e della Vendetta gli crebbe in mezzo al petto e, senza sentire ragioni o lacrime, scacciò il fratello dal regno.

Ma Tradimento, Orgoglio Ferito e Sete di Vendetta non lo lasciavano dormire, lo tormentavano con i loro fantasmi e fu così che egli, un giorno , si alzò malato d’ira e decise di mettere in atto un piano terrificante.

Nella reggia, dietro un’enorme sala, c’era un sentiero segreto che portava a una valle profonda. Qui si trovava un antichissimo bosco con alberi di ogni tipo: tassi dalla frondosa chioma, lugubri e allampanati cipressi, faggi parlanti e un’enorme quercia che tutto sovrastava e a i cui rami erano appesi ogni sorta di trofei che testimoniassero i crimini di famiglia.
Era questo un bosco pauroso, dove gemevano mortifere divinità e si aggiravano fantasmi inquieti. Talvolta, si udiva un terribile triplice latrato. Improvvisamente, si materializzavano giganteschi mostri e gli alberi più imponenti spesso bruciavano senza fuoco.

Qui Atreo trascinò i tre figli di Tieste
“Zio, mio re, dove ci porti?” chiedeva il più piccolo.
“Venite con me, non indugiate, faremo una sorpresa a vostro padre.” Rispondeva Atreo.
“ Che luogo terribile è questo! Sento addosso un terrore senza nome” diceva il più grande dei ragazzi
E Atreo: “ascoltate: vi ho portato in questo luogo per celebrare un sacrificio in onore del nostro antenato, Tantalo”
“Ho paura, non voglio venire. Lasciaci Atreo, lasciaci andare” diceva il terzo , il più coraggioso.
“Forza, smettete di lamentarvi. Vi legherò come agnelli,come giovenche pronte al sacrificio. Preparerò una sorpresa a vostro padre, una diversa offerta avranno oggi gli dei. E vostro padre, vi porterà per sempre con lui” gridò Atreo e sembrava una creatura mostruosa del bosco.

Uccise i suoi nipoti.
Malvagio, lordandosi di sangue innocente, li fece a pezzi e li cucinò.

Nuovamente, la famiglia dei Pelopidi tramontava in un mare di disgrazie.

Atreo imbandì con le carni dei nipoti un sontuoso banchetto per Tieste che, per finta,era stato invitato a condividere trono e regno. E pensare che proprio i suoi figli l’avevano convinto ad accettare!

Il re aveva organizzato una festa coi fiocchi: gli ospiti erano numerosi ed allegri, intorno dolci profumi di spezie e colori sgargianti che si riflettevano su coppe d’oro. Suoni di flauti esplodevano in melodie danzanti.
Durante la cena Tieste mangiò, mangiò, mangiò fino a gonfiarsi lo stomaco della propria rovina.
Mangiava e nel mentre bevevo fiumi di vino come solo ire o i fratelli di re sanno e possono fare. Atreo lo guardava con occhi pazzi e sogghignava.
Ma Tieste non era soddisfatto: volle con sé i propri figli. Disse ad Atreo di farli chiamare.
“Fa conto che siano già qui a tavola con noi” rispose Atreo facendogli portare le teste ancora piangenti dei ragazzi, unica parte rimasta intera.
Tieste inorridì. Balzò dalla sedia e chiese “dove sono i corpi? Assassino, fratello snaturato! Fai almeno che li seppellisca”
“Vuoi sapere dove sono… lo vuoi sapere?”incrudeliva Atreo gettandogli i poveri resti della prole” li hai divorati tu, li hai ripresi in te. Tu! Proprio tu che tanto li desideravi!”Li hai seppelliti, si, ma dentro te!”
Tieste piangeva, balbettava, urlava”Chi ha… chi ha mai visto un delitto così? Liberamene con la spada… Non mi aiuti? Ma non capisci?! Che colpa avevano i miei figli?”
“di essere tuoi” rispose Atreo

“A far vendetta verranno gli dei. I miei voti ti consegnano a loro, per il castigo” pronunciò il disperato fratello e maledì il re e ogni sua discendenza. Poi, rimpiangendo di essere tornato si volse verso le terre del Dolore e della Vergogna, che già conosceva, e fuggì via

Tutt’intorno alla reggia scese un’oscurità fatale. Nel buio,danzavano terribili creature con serpenti al posto dei capelli.