Nuova versione del monologo, corrette le piccole mancanze e riviste alcune necessità.
Il testo è ovviamente aperto a qualsiasi critica/osservazione.

Agathos 

Un monologo teatrale di Sarah Romagnoli,per la recitazione di Fernando Puggioni 

Personaggi: Lo spirito di Agamennone

Ambiente: La scena dell’omicidio, pavimento insanguinato e vasca da bagno sporca

 

*Lo spirito di Agamennone entra in scena con passi misurati e lentamente, a testa alta e si ferma prima del gradino, come se quello fosse il limite ultimo oltre cui non può proseguire. Fissando un punto lontano dietro il pubblico inizia a recitare* 

Micenei!

Guardatemi! Ascoltate la voce del vostro Sovrano, interrompete i canti, deponete le coppe e guardatemi! Venite alla mia reggia, ospiti delle libagioni che vedono i miei resti imbanditi a cani e famigliari! Venite e guardate quale razza di predatori si riunisce sotto il mio tetto!

Io che fui Re, che fui il più valoroso! Io che nell’Ade sarei seduto al fianco di Aiace e di Achille invece sono qui! Prigioniero nel mio stesso palazzo, costretto a camminare sul mio stesso sangue! Costretto a gridare a questi vecchi, sordi alla mia grandezza e pronti solo a condannarmi! Sono qui a guardare mia moglie carezzare le mani di un traditore!

Sì, guardatela! Guardate con quale beffarda cura si adorna per la mia sepoltura! A che servono i profumi e il candido peplo quando la mia tomba sarà una fossa nei campi senza neanche il conforto del muliebre pianto? Osservatela sorridere mentre lavorando di scure recide gli arti al mio corpo! Una donna non dovrebbe amare le armi, con chi ho diviso il mio letto? Chi è questa Amazzone sanguinaria, questa folle Atalanta? Povero cugino mio, tu non sai che io non fui il primo uomo che ella conobbe! Non sai che stai raccogliendo gli avanzi di altri due uomini per il tuo letto! Non ti accorgi che non è rimasto nulla di cui pascersi? Non ti accorgi che ella è vuota come i tripodi nei giorni infausti? Che gli dei maledicano Leda e la sua stirpe fatale! Tra le loro cosce bianche un cimitero di eroi si intravede, vittime di strali più precisi di quelli di Apollo rapida mano! Dei perché mi beffate così? Perché mi costringete a guardare costui che si ciba di ciò che fu mio? Sto forse espiando la colpa di mio padre, quando preda della vendetta servì a suo fratello le carni dei figli?

Micene!

Guarda il tuo Re, la corona giace a terra, il cremisi strappato occupa il seggio dove io avrei dovuto riposare! Dieci anni ho atteso. Ho combattuto, ho insegnato la virtù ai figli di Danao e ho desiderato. Ho desiderato tornare in questa mia casa contaminata, a questa mia sposa pazza e bellissima, che non ha mai accettato il mio essere un Re. Ma cosa, ditemi, cosa potevo fare? Le navi dovevano partire, l’onore andava vendicato! Io presi sulle mie spalle la decisione per tutti gli Achei! Il Dio me l’ha imposto! Le leggi me lo hanno imposto! La mia gloria era nelle mani dei figli di Priamo, aveva nome Elena ed era la sposa rubata di mio fratello, cosa potevo fare se non seguire il mio destino? Clitemnestra non sa che il mio pugnale non scalfì mai il collo di Ifigenia ma quello di una giovane cerva, eppure mi odia. Mi odia perché sono come ogni Re deve essere, perché era mio diritto prendere schiave! Era mio diritto avere delle amanti! Lei stessa fu un bottino di guerra!

Ma già vedo da dove spira Borea giungere Oreste, la sua mano è pronta a colpire chi uccise così barbaramente suo padre, la spada lucente è affamata del sangue materno! Va’, figlio mio, riporta tua madre vicino al suo Re! Fa’ che il destino si compia e la maledizione dei miei avi continui! Oreste, frutto dei miei lombi, mano del fato. Ti attendo moglie mia, bella Clitemnestra dal seno di viola, e sarai di nuovo Regina al mio fianco.

 

*Il tono di Agamennone muta, si abbassa leggermente. Atteggiamento rassegnato.* 

Ecco, ecco che lo scempio è terminato. Il corpo  mutilato concima la terra nera, il sangue si asciuga sulle pietre calde di sole. Sciolto è l’ultimo nodo che mi legava a Micene.

A voi, eroi, attraverso il nero Stige vengo, io, Agamennone comandante di eserciti, indegno della vostra compagnia, ucciso non già dalla freccia guerriera ma dalla mano dell’amante ferita.

 

*Per la prima volta Agamennone guarda il pubblico spostando il suo sguardo sulle prime file e fissando ognuno, senza voltarsi a passi lenti indietreggia.* 

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