Historia del progetto “Corpo tipografico”

Il continuo dialogo in seno al progetto “Corpo tipografico” ha palesato l’esigenza di estrinsecare in modo chiaro e oggettivamente fruibile anche da coloro che non appartengono al microcosmo “face to face” degli ideatori, quelle motivazioni e temi di fondo che, fino a questo momento, erano rimaste circoscritte all’ambito comunicativo orale e organizzativo.

Sembra doveroso cominciare questa presentazione spendendo due parole sul nome. Sin dall’inizio dei lavori si è manifestata una forte attenzione per la parola e per la sua funzione psicagogica ed evocativa, concretizzatasi in una accorta scelta dei titoli delle installazioni e dei testi originali, all’insegna dell’ormai assodato “Nomina sunt conseguentia rerum”. Il nome “Corpo tipografico” nello specifico nasce da una riflessione ontologica sulle creazioni che gli incontri stavano abbozzando, su quale fosse la loro comune origine, come si collocassero in un disegno organico e su cosa “fossero” al di la della loro forma sensibile. In questo progetto l’ ”Arke Panton” è indubbiamente il testo. Opere come le tragedie della trilogia “Orestea” di Eschilo o il “Tieste” di Seneca, il monologo di Marguerite Yourcenaire “Clitemnestra ” e il lavoro di Crebillon sono per i partecipanti “physis” di tutto , ove questo termine è usato nella sua accezione filosofico-naturalistica di “realtà prima, originaria e fondamentale” (G. Reale). In seguito ad una considerazione del genere era quasi ovvio che le preferenze cadessero su un termine che esprimesse questa fisica “appartenenza famigliare”, questa comune discendenza che solo attingendo al vocabolario scientifico poteva esplicitarsi appieno, raccontarsi compiutamente in un termine come “Corpo”, accostato al più moderno e comune aggettivo “Tipografico”, in un connubio semplicissimo e perciò potentemente immaginifico.Sul testo sono maturate tutte le riflessioni, sul testo sono state compiute le prime investigazioni che hanno consentito di azzardare nessi e collegamenti simbolici e prima ancora che sul testo in se sulla “abitudine al testo” che i componenti del gruppo hanno come studenti di Lettere. E’ stata esattamente questa “familiarità” con il testo scritto che ha prodotto la ricerca bibliografica e la raccolta di informazioni, figlie di un uso consapevole degli strumenti e della messa a frutto delle nozioni ottenute nella frequentazione accademica, poi rivelatesi vitali ai fini della progettazione delle opere. Il testo è stata
la Hule Aristotelica che è a fondamento dell’interezza di questa realtà alternativa.
Se il testo è scaturigine e sostegno permanente di tutto ciò che è all’interno del progetto esso ne è anche la foce, persino in quelle produzioni che non sono prettamente testuali. Jurij Lotman, studioso di semiotica di scuola Barthesiana, dice che il concetto di testo non designa solo strutture linguistiche, ma una qualsiasi sequenza di segni organizzata semanticamente, ed è in questa ottica che vanno osservate le installazioni nate dal laboratorio, esse sono a tutti gli effetti “parole inserite in un complesso sistema di relazioni impossibili nella comunicazione di tutti i giorni per farle significare in modo nuovo e più fruttuoso” (G Zaccaria). Per la loro comprensione questi “Organismi” vanno letti con una mentalità strutturalista, che disveli le loro strutture intime e mostri il reale significante, così da accorciare le distanze tra il momento straniato che esse esprimono e il momento reale da cui sono nate. Le opere dei partecipanti sono a tutti gli effetti frutto di una ricezione del testo del tipo identificato da Wolfgang Iser, sono la risposta ineluttabile alle sollecitazioni dell’opera letteraria, un completamento del testo attraverso le esperienze di vita dei singoli che merita di avere attenzione. E’ un contributo prezioso in quanto “Parole” , atto individuale di espressione con cui si rapportano e dialogano con la “Langue” collettiva teorizzata da De Saussure. Se è vero quanto dice Vossler nel suo “Critica stilistica e semantica storica”, cioè che “a qualsiasi emozione, ossia a qualsiasi allontanamento dal nostro stato psichico normale, corrisponde, nel campo espressivo, un allontanamento dall’uso linguistico normale” queste produzioni sono realmente il sintomo dell’attualità dei testi Classici, ancora capaci dopo secoli di risvegliare in noi sentimenti ed emozioni così profondi da aver bisogno di un linguaggio nuovo per essere raccontati.

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