Ecco l’ultima versione del monologo di Oreste.

caricatela di critiche e di consigli perché domenica vorrei organizzarne la registrazione.

Testo della parte esterna 

Un ragazzo vestito miseramente è in piedi con le braccia aperte, in una tiene una spada, mentre l’altra rimane aperta, rilassata. La lama dal suo peso sembra voler cadere, il braccio che la tiene ha una minima tensione e i muscoli, anche se turgidi di forza, sembrano un leggerissimo filo. Tutto è sangue. Nelle pareti ci sono gocce di sangue raffermo da anni, congelato per mancanza di calore. Nuovo sangue si è aggiunto al vecchio, crimine a crimine, colpa su colpa rendendo le mura della reggia una rete d’odio.

Una spada è sopra una donna. Occhi spalancati, bocca semi aperta e la punta della lingua che sbuca. I suoi rantoli fanno increspare con piccole onde una pozza che si dilata sempre più, fino ad arrivare alle sue dita tremolanti. Dalla spada il suo stesso sangue le bacia la bocca goccia a goccia.

 Monologo registrato

            Sono Oreste, la speranza di questa città, prima principe ora re, non posso piangere! Sono orfano, per opera del destino e di déi severi, e per quegli stessi déi mi sono fatto orfano una seconda volta. Tutto era già scritto, gli indovini e i profeti me l’avevano detto, io ho eseguito solo gli ordini degli déi. Apollo e il suo potente oracolo me l’hanno ordinato, mi hanno incitato e minacciato. Non sono colpevole! Gli occhi di questa madre, che mi avevano accarezzato e protetto mentre mi allenavo nel cortile, non mi risveglieranno le lacrime. Loro erano colpevoli! Mia madre era colpevole! Andava fatto ciò che doveva essere fatto, io ho fatto solo giustizia! Lei stessa mi aveva insegnato tutte le leggi quando andavamo nel tempio di Zeus o facevamo i sacrifici. Lei mi ha educato e cresciuto insieme alla balia…forse…mi ha voluto bene. Lei stessa mi aveva insegnato la vendetta. Non avrei mai creduto che l’avrei uccisa, non avrei mai immaginato che dentro di me ci fosse l’assassino di mia madre! Poi…non so cosa è capitato…non lo so, ma io son dovuto partire, lei mi ha fatto partire, ho dovuto lasciare la mia casa, il mio cortile, i miei allenamenti e…i suoi occhi…mi ha abbandonato!

Ma non devo piangere! Non sono colpevole! Tutto mi spingeva alla vendetta: gli ordini del Dio, l’angoscia per la privazione dei miei beni e poi il lutto per mio padre…ucciso da lei, da sua moglie…da mia madre!

Ma poi era così colpevole? Anche lei si era vendicata, mio padre aveva ucciso Ifigenia, mia sorella, quella ragazzina così delicata e piccola che per alcuni momenti aveva fatto compagnia a me e a Elettra. Anche lei si era vendicata e anche lei per alcuni momenti è stata accecata dal potere come mio padre, pronto a tutto per conquistare Troia. Anche il mio sguardo adesso, lo sento, cerca il trono, lo scettro, se ne vuole dissetare, lo tengo a freno difficilmente…ora sono re, orfano, assassino di mia madre ma re! Forse, lo ammetto, è anche questa sete che mi ha fatto aprire la sorgente di tutto questo sangue. Noi, siamo così diversi? sia tu che io abbiamo fatto quello che ci dicevano giusto, abbiamo seguito la nostra sete di potere e ricchezza! Se tu sei colpevole anch’io lo sono! In fin dei conti noi abbiamo eseguito solo degli ordini, i nostri profeti, il popolo che ci circondava, i nostri libri con le nostre leggi ci dicevano di fare tutto questo. Non siamo riusciti, non potevamo disubbidire…forse.

 Eppure non riesco a guardarti, mamma. Ti ho ucciso, ma non riesco a non piangere. Sono andato contro quello che il mio sangue mi urlava, ho seguito la giustizia, gli déi, ma ora sono orfano e la mia voce rimbomba in questa reggia vuota. Mamma, potevamo fare qualcosa per non farci divorare da tutto questo?