ringraziando fem per avere ospitato in prima assoluta il contributo sull’orestizzatore di Sghembro, riproponiamo qui la recensione della tragica macchina che verrà presentata al pubblico di dicembre nella mostra della Biblioteca Comunale di Sassari, 10-13 Dicembre 2007.

In una mostra sul mito in tragedia intitolata… al traditore Efialte è stato presentato un macchinario di nuova concezione e robusto disegno. Si tratta, signore e signori, ma soprattutto signori, del primo matricidificatore portatile a batteria, dell’unico orestizzatore portatile, della macchina che dà il màthos, l’apprendimento, senza il pàthos, la sofferenza.

be O.

Diverse arti colte insegnano avere l’uomo bisogno di un parricidio (poco importa se omicidio della mamma o del papà) allo scopo di liberarsi dai retaggi della famiglia di origine e di volare nella nuova famiglia. Se non vuoi essere Èdipo, devi essere Oreste: smetti di sposare tua madre solo sopprimendola.

Pure, signori, a sopprimere la mamma si fa peccato e, soprattutto, si va in galera. Ed è la generosità di EFIALTE a provvedervi di uno strumento moderno e indolore utile a farvi sentire matricidi senza pagarne il fio. Quello che per Aristotele seppe fare la tragedia, inducendo catarsi nel pubblico non pagante, pagato dai due oboli d’Atene, lo fa ora per un pubblico che la vita moderna tiene lontano dal teatro e dalle sue terapie il superbo matricidificatore.

La tua capacità di vedere acquista chiarezza solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi osserva ciò che ha dentro, si sveglia. (Karl Gustav Jung)

Compònesi, l’orestizzatore, di un robusto trespolo a pianta triangolare e di una traccia audio. Al paziente, che è paziente pur ritenendo di essere pubblico, viene data una cuffia: viene poi immediatamente introdotto all’interno del triangolare dispositivo.

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… Eppure non riesco a guardarti, mamma. Ti ho ucciso, ma non riesco a non piangere. Sono andato contro quello che il mio sangue mi urlava, ho seguito la giustizia, gli déi, ma ora sono orfano e la mia voce rimbomba in questa reggia vuota. Mamma, potevamo fare qualcosa per non farci divorare da tutto questo?

(leggi l’intero intervento audio del matricidificatore qui).

Mentre il paziente sente la voce in prima persona, nelle proprie orecchie, dire «ho ucciso la mamma», dentro la macchina vede… se stesso. Il triangolo ha dentro lati di specchi che non si limitano, abominevoli come la copula, a moltiplicare il numero degli uomini* mettono al soggetto di vedersi di lato. Ti guardi di fronte e vedi la tua tempia, il collo, perfino la nuca: guardi davanti a te e vedi quello che vede il tuo analista mentre parli (insomma, per citare Jung, guardi fuori di te e ti vedi dentro). E la voce ti dice matricida. Ecco la visione dentro be O.:

Per il volenteroso pubblico di Efialte l’orestizzatore, che si spera presto di vedere come sussidio terapeutico nelle A.S.L. più attente al benessere dei loro assistiti, contiene anche una seconda linea di azione comunicativa, legata al rapporto fra il matricidio e il comando di Apollo. Nelle Coefore e nelle Eumenidi di Eschilo la responsabilità personale di Oreste per il matricidio di Clitennestra sembra condizionata dal comando di Apollo «vendica tuo padre uccidendo tua madre». Come i carnefici nazisti a Norimberga Oreste sostiene che l’autorità religiosa (militare, politica) ha armato la sua mano. Cosa saresti capace di fare se fossi convinto che dio è con te? Concrete informazioni su questo giunsero nel 1961 dal cosiddetto «Esperimento Milgram»: l’autorità (intesa come motore psichico) ha potere immenso sul singolo.

La scheda dell’orestizzatore si limita a dire che be O. è proprietà intellettuale del Laboratorio di Tecniche del Dramma Antico – Sassari, è stato concepito e realizzato in multistrato, specchi, traccia audio da Gabriele Tanda, ha avuto le cure del maestro Gavino Ciarula, ha ottenuto voce da Gian Giorgio Cadoni. Per quanto riguarda la mostra dove l’orestizzatore è stato pubblicato, intitolata EFIALTE tra-dire il mito, basta fare clic su efialte.wordpress.com (che è dove voi, così temo, siete).

* Che gli specchi e la copula siano abominevoli, perché moltiplicano il numero degli uomini, fu detto da un eresiarca di Uqbar, e ridetto da J.L. Borges.