ANTIGONE

o il buio della violenza

Voci da Sofocle a Rolf Hochhuth

Adattamenti e traduzioni di Sotera Fornaro

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Interpreti principali: Maria Paola Cordella, Cristina Fonnesu, Daniele Monachella, Corrado Licheri. Contrabbasso: Antonio Papa.

Sassari, Teatro civico, domenica 16 dicembre – ore 21


Le ´voci´di diverse Antigoni, Sofocle (442 a.C.), Friedrich Hölderlin (1804), Bertolt Brecht (1948), Rolf Hochhuth (1963), Manfred Peter Hein (1985), alcune per la prima volta tradotte in italiano.

Con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Sassari, della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari, del Dipartimento di Teorie e Ricerche dei Sistemi culturali, dell’AICC-Sassari, di ANDALA collettivo femminista, di noiDonne 2005, del M.O.S. sez. donna, di Voce Amica.
Organizzazione: MAB Teatro.
Entrata euro 5.

Creonte, il re di Tebe, decreta sia lasciato oltraggiosamente insepolto il corpo di Polinice, considerato un traditore della patria, morto mentre attaccava guerra alla sua città: chi avesse trasgredito il divieto di sepoltura sarebbe stato lapidato. Antigone, sorella del traditore, decide di violare la legge e di seppellire il fratello, da sola. L’altra sorella Ismene, presa da paura, le nega il suo aiuto. Colta sul fatto, Antigone ammette orgogliosamente davanti al re la propria colpa: Creonte, cambiando la pena già prescritta, impone che venga sepolta viva in una prigione di pietra, dove la si lasci morire al buio. Invano tenta di intercedere presso il re il figlio Emone, promesso sposo della ragazza. Il padre lo accusa di essere schiavo di una donna. Nell’oscurità della grotta, Antigone si impicca, Emone si uccide con la spada abbracciando il corpo di lei ormai inerte. Creonte giunge troppo tardi per evitare la tragedia, e sulle braccia porta il cadavere del figlio davanti alla reggia, al cospetto attonito di sua moglie Euridice. Rientrata silenziosamente nella reggia, Euridice, madre e sposa, si uccide a sua volta.