Orgoglio senza pregiudizio induce a segnalare che l’efialtica edizione critica della traduzione del Prometeo di Eschilo fatta dal cinquecentesco senese Marcantonio Cinuzzi, edizione curata da Andrea Blasina, è stata recensita su un prestigioso periodico, ed è consultabile facendo clic su questo link al Bryn Mawr Class. Review.

Agli interessati e affezionati visitatori del sito di Efialte è dedicata la lettera dedicatoria con cui Cinuzzi licenziò la sua traduzione qui sotto riprodotta.

A l’Illmo et Eccmo sigre il Duca
d’ Vrbino.

Ne gli anni de la mia gioventù et ne tempi che fioriva la virtuosa accademia degli intronati ne la mia città, tradussi il presente poema, il quale fin hoggi è stato, come dir, sepolto appresso di me, et lo tradussi in verso sciolto da rima per non havere i Toscani verso più comodo et atto a rappresentare il verso giambo che i Latini et i greci sono usati di fare in simili poemi. Dove due cose si ha da considerare. L’una che se per aventura venisse alle mani di vEr alcun testo greco o latino nel qual fussino altri interlocutori di quelli che son qui posti non si maravigli perciò che sono errori manifesti atteso che dentro nel fonte de la tragedia non si trova che parlino altri che i preposti qui. L’altra è che io n’ho aggiunti alcuni chori per ornamento et conferenti a la materia de la favola, i quali quando pure altrui non dilettassino per non essere inventione di Eschilo si possono senza fastidio trapassare essendo notati in margine. Dico pertanto che essendo io risoluto che non stia più celata ho pensato che qual ella fu già tradotta da me, tale si scopra et si manifesti a vEr, a la quale con quell’affetto amorevole di sincera servitù che io tengo a le singulari virtù sue la mando con pensiero habbia ad essere alquanto di suarco tal 2r volta a suoi nobilissimi et alti negotii, et con speranza anchor che non essendo questa Tragedia horribile et spaventosa per ispargimenti di sangue né di crudeltà, di che son pieni i poemi tragici potrebbe vEr forse un dì con qualche bella occasione negli ardenti caldi de la state farla felicemente rapresentare su ne freschi monti apennini del suo felicissimo Urbino perciò che vi si considera dilettevoli spettacoli et intertenimenti per diverse maniere, sì come col suo pellegrino ingegno meglio potrà speculare. Et io fra tanto mi riposarò di buon’animo persuadendomi haver fatto cosa grata a vEr a la quale con ogni debita reverenza baciando le gloriose mani prego da dio perpetua felicità.
Di Siena al di IIII di Feb. MDLXXVIII
Di v E r

buon Servitore
Marcanto Cinuzzi