prodotto originale


Il dato è l’immagine che trovo sulla mia schermata di hotmail, qui sotto.

Come utente la trovo agghiacciante nel suo stare a metà fra il messaggio subliminale e la boutade goliardica. Mi chiedo davvero se i committenti del claim siano consapevoli di questo.

A Pisa ho trovato uno che ragiona sull’amore, e su questi fenomeni. è Tommaso Santucci (tommaso.santucci@gmail.com, www.myspace.com/tommasosantucci) che in una collettiva (un’installazione più che una mostra) ha scritto un cosa innamorabile ed efialtea che condivido con voi, nell’immagine qui sotto. Prossimamente – e dopo autorizzazione – altri santucci-scatti:

Gli aerei stanno al cielo come le navi al mare…

Eredito un dibattito dal thread di un post su forzaelettromotrice.
Se ancora non si capisce cosa sto scrivendo, siete persone normali e simpatiche.

In quel dibattito si discute, fra le altre cose, sul ruolo dei testi nelle canzoni. Le posizioni sono diverse.

Premetto: A me il dibattito sulla canzone interessa molto.

  • Mi interessa perché una meravigliosa forma poetica si chiama canzone, e perché molte forme di poesia antica che leggo erano anticamente cantate, o quasi* (asterisco).
  • Mi interessa poi perché mi trovo a condividere sia la posizione del Sergente che quella di Teste Pensanti, a volte perfino contemporaneamente.
  • Parte dell’interesse mi viene perché penso al teatro. Da Platone in poi il teatro è il luogo delle rappresentazioni impure, riflesse: nel teatro uno che canta non è una canzone, è uno con una propria storia e propri motivi che canta una canzone. Il teatro è l’unico posto in cui «una rosa è una rosa è una rosa» non è vero. Nemmeno la poesia è poesia, a teatro. Figurarsi se la poesia può rimanere poesia riflessa, ripresa, diciamo usata, in una canzone. Ecco, il teatro e la canzone (dove con canzone intendo la musica con parole messa nei dischi, in italiano e no) sono media usativi.

Non so se io abbia una comprensione media, adatta, completa di una canzone di Simon & Garfunkel che si chiama Scarborough Fair; la mia comprensione di quella canzone (di quell’evento, perché la canzone è un evento artistico, non resta nella pagina) è aumentata di molto quando un bel manuale di chitarra folk mi ha spiegato che quella canzone è l’unione di due melodie separate (la seconda si chiama Canticle, se non sbaglio); è poi aumentata in misura e direzione diversa quando ho capito cos’è un cambric shirt e quale risultato importante aveva sortito l’unione di scarborough fair con canticle dal punto di vista del contenuto.

So anche che in realtà i testi sono visti da chi fa musica come un attachment, un’esperienza accessoria rispetto all’avere il motivo, la traccia o idea musicale, o il Quogs (quasi nessuno lo sa, ma quando Beethoven trovava l’idea per una sinfonia girellava smemorato dicendo «Ho il quogs, ho il quogs»).

Il testo della canzone è dunque parte di un’esperienza complessa, per cui il testo di Mellow Yellow con la banana elettrica sta molto bene dov’è, indipendentemente dal fatto che mi chieda se è infantile, allusivo, dadaista o che.

Io, questo volevo dire: che a me piacciono moltissime canzoni italiane, e mi piacciono per i loro testi. Non mi capiterà di dire che «sono poesia», e non perché farei torto alla poesia (chi sia poi la poesia, se Petrarca o Hölderlin o Valduga, … una no win situation, direbbe pulsatilla), ma proprio perché farei torto alla canzone.

* (asterisco) L’epica esametrica attribuita a Omero veniva eseguita in recitativo (una sorta di cantilena accompagnata dal suono di strumenti a corda come ad es. la cetra); la lirica si affidava analogamente a strumenti a corda su cui le poesie erano cantate – la parte della lirica chiamata elegia era invece cantata all’unisono col suono del flauto (un nome del flauto era élegos). La tragedia veniva eseguita con l’ausilio dell’aulo (aulòs), strumento ad ancia, e nel corso della tragedia il pubblico assisteva a canti all’unisono (stasimi) e a momenti in recitativo. Mi pare che la problematica della poesia antica giunta a noi senza la musica che la accompagnava sia strettamente analogo a quello della statuaria antica giunta a noi pressoché priva di colori.

Nel suo racconto Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, che apre la raccolta Finzioni e fu scelto per rappresentare lo stesso Borges nell’Antologia della letteratura fantastica da lui curata con Bioy Casares e Silvina Ocampo, Jorge Luis Borges racconta di un progetto enciclopedico laterale e segreto, la paraenciclopedia di un mondo diverso dal nostro. Il Tlön di Borges è a mio avviso il più importante ipotesto de Il pendolo di Foucault di Eco, e come ogni ipotesto è più ampio, potenzialmente più ricco del suo libresco avatar.
La notizia che segue a questa laboriosa premessa è recente e ghiotta: giovani sassaresi e potenziali efaltei hanno iniziato a produrre una para-prosopografia azteca, creando personaggi e circostanze altrettanto dettagliati quanto inesistenti, da Enucatl, al Tiranno Mauro, a Satrapàme. Quello che potrete leggere dopo il salto sono le voci wiki da loro create, e le reazioni della comunità wiki.
È sbrigativo, di fronte a esperimenti di questo tipo, parlare di “bufale”. Si vorrebbe far accettare il fatto che all’interno della descrizione del reale debbano prendere il posto gli atti di pensiero, cioè gli esiti dell’immaginazione. Il signor Paoli, che abita al di là del nostro pianerottolo, è davvero in quanto esistente molto più reale di Huck Finn? A molti adolescenti esistenti i genitori dedicarono, dedicano, cure infinitamente più distratte di quelle che Golding dedicò al Piggy del Signore delle mosche. Antonio Tabucchi, che desiderò essere la quinta identità di Pessoa, scrive «Per noi che scriviamo, o viviamo, il che è lo stesso in questa corrente che ci conduce» (citazione non affidabile).
Enucatl vive? Forse no, però è reale. Piuttosto che essere mal esistenti, essere ben scritti è l’opzione. Posizione, questa, che mi pare risolva anche il problema del Cristo evangelico (e di altri supereroi): la loro realtà letteraria rende non del tutto utile il dibattito sull’effettiva esistenza – alla fin fine, trentatré anni di tournée in Galilea sono ben poco di fronte all’essere protagonista di quattro long-sellers e di diversi apocrifi.
Il bellissimo materiale prodotto si trova su questa pagina del nostro paras-sito Jag0. È stato necessario spostarlo perché i formati usati insieme all’indicazione “more” levavano la barra laterale. Fiuuuu…

edit: Moreno Solinas e Igor Urzelai, danzatori e coreografi, hanno collaboratodsc01338.jpg con EFIALTE realizzando l’installazione di danza Dioscuri, e contribuendo con potenza e generosità allo sviluppo del progetto: la mostra del 10-13 Dicembre proporrà un video della performance realizzato dagli efialtei Castalia e Gabriele. Con questo post diventano anche autori di efialte.wordpress.com: con affetto sono salutati e gratulati per la notizia esclusiva che comunicano alla fine del post.

Performance del 1 Dicembre 2007 a Ramnicu Valcea
Arriviamo nel Teatro solo tre ore prima della performance. Tutti sono indaffarati con i preparativi per l’inaugurazione: il Teatrul Municipal Ariel riapre dopo la ristrutturazione, con una struttura moderna, confortevole e completamente attrezzata! leggi il post di Moreno Solinas & Igor Urzelai

Fin dal primo contatto con la Direttrice della Biblioteca Comunale di Sassari Cristina Cugia (qui salutata con simpatia) gli efialtidi hanno avuto voglia di interagire con lo spazio del bellissimo Palazzo d’Usini. L’edificio, si sa, è un a) corpo costruttivo; e come insegnan molti fra cui Greenaway, b) il corpo è un libro – aggiungo che c) i caratteri hanno un corpo, ad esempio il corpo 12.

EFIALTE tra-dire il mito, la mostra, si occupa di corpi tipografici. Eccoli dunque pronti a prendere il volo dalla pagina bianca della facciata di palazzo d’Usini, ancora appesi alla parete della loro culla algherese.

La frase che essi detteranno sia di Sofocle, e motivi all’entrata. Dica, la frase «Molte cose nel mondo sgomentano, nessuna più dell’uomo». I versi 332-333 dell’Antigone introducono a un terribile stasimo, e a una mostra sulle possibilità creative del mito, la cosa nel mondo che più di tutte somiglia all’uomo.
guarda le foto algheresi delle grandi lettere nere

la traccia audio e le foto di Gianluigi Anedda festeggiano i tredicimila contatti.
post riassuntivo, progettato in vista della mostra EFIALTE tra-dire il mito alla Biblioteca comunale di Sassari 10-13 Dicembre.

continua a leggere e a guardare

mentre il meraviglioso blog forzaelettromotrice pubblica una recensione dell’efialteo orestizzatore, efialte pubblica la traccia audio originale, e ne fa dono continua

Pagina successiva »